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La comicità greve sui calabresi

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«Maestro, che è tanto greve / a lor che lamentar li fa sì forte?». Lo scrive Dante, nel canto III dell’Inferno (43-44), una citazione presa in prestito per spiegare la satira in Italia. La satira che mette a nudo una classe politica incurante degli interessi della nazione (una novita?). Sarà un caso, ma per rappresentare il degrado e la depressione sociale, si utilizzano personaggi calabresi. Come il politico Cetto La Qualunque, impersonificato da Antonio Albanese, un artista a tutto tondo, uno dei più grandi attori italiani. Cetto La Qualunque è un politico calabrese corrotto, perverso e depravato, che ha un grande disprezzo verso la natura, la tradizione e le donne, che considera un vero e proprio oggetto di cui fare uso quando si vuole (grazie Wiki).

L’altra satira riguarda il ministro dell’Istruzione Gelmini, impersonificata dalla brava Caterina Guzzanti (buon sangue non mente). Il ministro si trasforma – come l’incredibile Hulk! – da bresciana in pizzitana (abitante di Pizzo Calabro). E reclama il suo diritto a tornare ad una vita rurale per curare il suo orto, incarnando il motto: “bracce rubate all’agricoltura”. Con la Guzzanti si ride tanto e si capisce perché la Calabria è presa di mira dalla satira: riassume i vizi e le debolezze di un Paese che tutti abitiamo.

  • La satira colpisce tutta l’italia, dalla sicilia al piemonte ed è giusto che sia così

    luisab

    1 dicembre 2008

  • Condivido con te la stessa opinione. In fondo, la satira è il grido di dolore di un popolo inerme e stanco dei suoi rappresentati politici, di qualsiasi colore politico. Noi italiani meritiamo di meglio, non credi?

    P. Massimo Granieri

    1 dicembre 2008

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