In radio, una scommessa vinta
Parlare di Cristo ai giovani che ascoltano il rock è un’impresa titanica, una scommessa che rischiamo – noi cattolici – di perdere”. Così parlò un professore di “Comunicazione e Mass Media” nel lontano inverno 1998, durante una lezione presso un’università teologica romana. Seguivo con interesse seminari, dibattiti e conferenze riguardo la comunicazione mediale. L’esternazione del prof destò la mia attenzione. Tra quelli che consumavano chili di rock’n’roll c’ero anch’io, mentre diventavo ciò che non avrei mai creduto di essere, un religioso, ora sacerdote. Li ho suonati tante volte i vinili dei Led Zeppelin e dei Ramones, al tal punto da lasciare solchi profondi sui 33 giri ormai inutilizzabili, maltrattati da un giradischi di scarsa qualità. Ci sono foto nell’album di famiglia che mi ritraggono con dischi in mano, radioline e quant’altro ricordasse musica, solo musica. Avevo pochi anni e suonavo i 45 giri dei Beatles, di Joe Cocker e di Cliff Richard, quelli che la mia famiglia portò con sé dall’Inghilterra. Nella tarda adolescenza, lavoravo in radio per un piatto di lenticchie, e quel poco che guadagnavo lo investivo in musica: riviste, dischi, nastri, libri, toppe dei Van Halen e dei Saxon d’appiccicare a una giubba in jeans della Levi’s.
Già… la radio. Giambattista Vico afferma che la storia è un continuo progresso, ci sono ritorni di situazioni che sembrano superate. “Corsi e ricorsi storici”, scriveva il noto filosofo e storico napoletano. Non aveva torto. Dopo vent’anni, rivivo un’esperienza già provata, questa volta con altre finalità. Parlo di Cristo al pubblico di RLB (Radio Libera Bisignano) a servizio della Chiesa di Dio. E’ bastato un invito di un vecchio amico dee jay, Antonello Formosa, un professionista dalla rara sensibilità religiosa, attento alla diffusione del cristianesimo nel suo ambiente di lavoro e presso il suo pubblico. Grazie ai consigli e alla sua esperienza, l’abile regia, i tempi serrati da rispettare, il montaggio e il linguaggio usato, la trasmissione risulta gradevole, un format fedele agli standard richiesti dall’emittente regionale più ascoltata in Calabria. Al martedì sera, per un’ora, si apre una finestra sui legami tra la spiritualità cristiana e la musica, specie quella rock solitamente intesa come “farina del demonio”. Capire cosa c’entra John Lennon con Dio o Springsteen con la devozione alla Madonna accorcia le distanze con una cultura assai diversa da quella cristiana. Facilita il dialogo e il confronto, sollevando la questione di Dio in modo divertente. In fondo, la radio è un mezzo d’intrattenimento. Il sabato mattina si replica per parlare del vangelo della domenica successiva, e non mancano contatti con ascoltatori che confrontandosi con la parola di Dio, presentano situazioni di vita complesse e difficili. La scommessa raccolta tanti anni addietro pare l’abbiamo vinta (la radio è un lavoro di squadra), vista la risposta convincente degli ascoltatori e il gradimento raggiunto. A testimonianza che usando gli stessi codici linguistici, la proposta cristiana è possibile anche lì dove divinità dal volto umano sono idolatrate.
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ciao p.max, finalmente qualcuno diverso dalla ‘casta’ sacerdotale…è srano trovare un’affinità tra hard rock e spiritualità e soprattutto ancora più strano conoscere un sacerdote che se ne occupa…è una gran bella idea..chissà forse qualcosa sta cambiando…la chiesa si occupa di creatività, estro e non più di dogmi irrazionali..rbj
Anonymous
14 febbraio 2008
Cioè…..quest’altro ti mancava ed hai completato il tuo quadro….da sacerdote pazzo….ma fondamentalmente in gamba….ci sai fare!!! BRAVO, BRAVO, BRAVO!!! Continua così….forse Dio si serve di te per entrare nelle case degli italiani…giovani!!! Hihihihihihi!!! Un abbraccio Oronzo
Anonymous
16 febbraio 2008