Oscurato il sito di Muxtape

Muxtape è (o era) un sito dove poter creare in assoluta libertà una playlist dei brani preferiti, un upload di 12 brani in una musicassetta virtuale, come si faceva con i nastri prima dell’avvento del digitale. Bastava registrarsi su Muxtape e condividere la musica preferita con chiunque (senza scaricarla), attraverso un URL e un feed. Anch’io l’ho fatto, ma delle mie playlist ormai non vi è traccia. Ad oggi, il portale è stato oscurato, a causa dell’intervento della RIAA, Recording Industry Association of America, l’associazione che rappresenta le case discografiche americane. La RIAA è stata recentemente al centro delle controversie sullo sviluppo del peer-to-peer, l’MP3 e la condivisione di file. I suoi tentativi di difendere gli interessi delle major sono stati visti da alcuni come un comportamento lesivo sia nei confronti dei consumatori che degli artisti.
Gli avversari della RIAA affermano che questo gruppo forma un cartello che gonfia artificiosamente e fissa i prezzi dei CD. Questa affermazione sarebbe dimostrata dal fatto che le Big Five (BMG, EMI, Sony Music, Universal Music e Warner) distribuiscono almeno il 95% di tutti i CD a livello mondiale.
Dal 1988 al 2003, presidente e chief executive officer della RIAA è stata Hilary Rosen che ha chiaramente criticato l’uso del peer-to-peer. Sotto la sua direzione, la RIAA ha intrapreso un’aggressiva campagna legale per fermarne la diffusione.
La digitalizzazione della musica e la disponibilità di mezzi di comunicazione digitale piuttosto economici, unite alle tecnologie di file-swapping, ha messo in crisi le major discografiche. Molti credono che queste tecnologie siano in grado di eliminare completamente la distribuzione fisica dei CD musicali, minacciando di fatto l’esistenza di molte aziende che attualmente dominano il marketing e la distribuzione nel settore.
La RIAA cerca di proteggere i suoi interessi sensibilizzando i politici e formando delle lobby al fine di modificare le leggi sul copyright. I membri della RIAA negli U.S.A. hanno ora a disposizione una legislazione speciale che protegge e rinforza il loro modello industriale. Queste leggi le aiutano a citare in giudizio molti provider e utenti che utilizzano il peer-to-peer.
La RIAA è diventata il bersaglio di molti hacker a causa della sua impopolarità. I loro siti sono ripetutamente violati e cancellati. Molte persone ritengono che la RIAA abbia fatto pochissimo per guadagnarsi le simpatie dei consumatori e alcuni credono che il loro obiettivo fondamentale sia mantenere l’attuale status quo al fine di evitare la diminuzione dei costi di registrazione e di distribuzione.
Per questi osservatori, le major appaiono come una lobby che spende una incredibile quantità di denaro per influenzare i legislatori al fine di promulgare leggi che erodono i diritti di utilizzo di file condivisi al fine di proteggere il copyright.
Il 6 settembre 2003 la RIAA ha iniziato una campagna contro i programmi peer to peer, dichiarando che essi facilitano la diffusione della pornografia infantile. Il presidente della RIAA Cary Sherman ha affermato presso il Senato degli U.S.A. che le reti peer to peer vengono utilizzate per adescare i bambini. Ha inoltre aggiunto che una percentuale significativa di file disponibili tra i 13 milioni di utenti che usano il peer to peer al mese sono pornografia e pornografia infantile.
Molte comunità su Internet hanno interpretato questa azione come un tentativo di screditare le reti P2P, ricordando che in passato i membri della RIAA hanno “sfruttato” l’ingenuità dei bambini vendendo della musica incompatibile con la loro età. Contro la RIAA è stato poi utilizzato un altro argomento in difesa del peer to peer: sia il sistema postale, che le aziende che fabbricano macchine fotografiche, videocamere, caramelle e strade, tutti contribuiscono a diffondere la pornografia infantile, per cui è sbagliato discriminare solo tra i network P2P.
E’ fondato il timore di vedere oscurati altri social network che favoriscono la condivisione dei file mp3, vista l’agressività e il potere della RIAA. Dovremo presto dirgli addio?






