Non l’ho mai detto a nessuno
Padre Salvatore Renna (o Alfredo, per noi passionisti) è stato un grande missionario. Partito in Brasile, Guarapuava è stata la sua terra di conquista, per il bene della Chiesa, a servizio dei più poveri. Mi voleva con sè in Sudamerica: sapeva di non poter vivere a lungo, desiderava che io prendessi il suo posto. Ora lui non c’è più, in Brasile gli hanno dedicato una strada. Ed io sono ancora qui, in Italia. Alla sua morte, ho provato un forte senso di colpa. Non l’ho mai detto a nessuno, ora lo confesso pubblicamente, con la faccia a terra dalla vergogna, sul blog. Ricordo: in radio gli dedicai una canzone brasiliana, prima di cominciare a disquisire di altre cose. L’ho conosciuto quando tornava nella sua Lecce. Veniva in convento a cercarmi e mi parlava dei suoi figli, della sua gente, del bisogno che aveva di un aiuto, di un giovane sacerdote in grado di ereditare il suo lavoro missionario. Era già malato, ma ciò non gli impediva di essere entusiasta e di contagiarmi con la sua voglia di fare. Ora, rischio d’essere retorico, bugiardo e ipocrita. E’ un pò mi ci sento, ogni volta che qualcosa mi ricorda lui. Ero sul punto di mollare tutto in Italia e di partire con lui. Sarebbe stato un viaggio senza ritorno. Sono scelte che non puoi fare per un breve periodo, come se fosse una parentesi da aprire e poi chiudere in fretta. Non mi sono mai chiesto se il Signore voleva che io partissi. Forse, ho avuto paura di fare questo discernimento. Chissà…
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Ora che è nella verità, anche Padre Alfredo sa che anche qui c’era bisogno di te, che noi avevamo bisogno della tua amicizia e del tuo contagioso entusiasmo. La povertà, specie quella di spirito, è presente anche qui, dove il buon Dio ti ha mandato per sostenerci,…è sempre Lui che decide per noi. Non rammaricarti di nulla, conta quindi sempre sulla amicizia e le preghiere del tuo amico Padre Alfredo da lassù e sulla nostra gratitudine.
fulvia
27 marzo 2009
Grazie… ma ricordo che al mio “No”, lui rimase malissimo. Gli diedi una pena ulteriore. E non lo meritava.
Max Granieri
28 marzo 2009