L’ho sempre considerato un gran disco, Picture Book dei Simply Red. Ero nella fase peggiore… abbandonavo il punk e l’hard rock. Colpa dei copiosi ascolti nell’archivio dischi della radio, la mia università musicale. Colpa dei dischi di Billie Holiday e degli Heart Wind & Fire, colpa di Aretha Franklin, colpa di David Sylvian e dei Japan, colpa di Garbo, dei Diaframma eccetera eccetera. Ascoltavo altro che non fosse rock. E incappai in questo vinile (secondo me una delle copertine più belle del pop). La mia adoloscenza finiva quietamente. In realtà, era solo il preludio a degli anni vissuti con molta inquietudine, come Dio solo sa (e qualche vecchio amico ritrovato su Facebook!!). Tornai al punk dei Ramones e dei Clash e scelsi i primi R.E.M. (Fables of the Recostruction fu il mio primo vinile acquistato). Poi l’amore smisurato per i Church, ma è un’altra storia che prima o poi racconterò (ammesso che sia interessante da leggere).

Ma quell’album non l’ho mai abbandonato… su nastro, in vinile e in cd. “Picture Book” mi piace ancora, dal primo all’ultimo pezzo. Stasera l’ho riscoperto e lo ascolto con lo stesso stupore di vent’anni fa. E’ un disco che ha il sapore dell’estate che finisce, degli ombrelloni che si chiudono per rimanere in piedi e in spiaggia per lungo tempo, inutilizzati. C’è il sole d’ottobre nella lora musica (o in quella di Mick Hucknall – visto che è lui il “Simply Red”). C’è il terzo anno di superiori nel disco, quella maledetta geometria analitica che mi faceva impazzire, con i primi personal computer IBM, i primi accessi ad “intranet” – non autorizzati – con l’università (ricordo gli insulti mandati dalla mia classe a un professore di Chimica dell’ateneo). In quel disco ci sono i miei quindici anni. All’esordio non ebbe un gran successo, ma poi, come il vino buono che invecchia e migliora, esplose sul mercato. E io me ne innamorai. (Nella tua discoteca personale questo disco non può mancare). Enjoy!
