Robbie Williams: “Gesù mi ha salvato”

Nel 2007 spopolò un brano dei Cherry Ghost, “People help the people”. Un’osanna al Dio dei poveri e degli ubriachi, in perfetto stile “british”. Delizioso. Ora, nel vuoto cosmico del pop, irrompe una canzone trasmessa a iosa dalle radio private: “Bodies” di Robbie Williams. L’incapacità dei deejay di riflettere sul senso di una canzone è fastidiosa come una strofinata di carta vetrata su una lavagna. Eppure il significato di “Bodies” è un’affermazione inequivocabile di fede in Gesù.
L’incipit del brano:
Dio mi ha donato il sole/ E mi ha mostato la linea della mia vita/ Mi ha detto che era tutta mia
Una profezia ricevuta, un Dio che gli ha letto la mano, mostrandogli un futuro roseo. Poi la canzone procede…
Gesù è davvero morto per me/ Credo che Gesù abbia davvero provato a salvarmi
In chiusura del brano, Williams si rivolge all’ascoltatore e canta: Gesù veramente è morto per te
Più volte Williams pronuncia (non invano) il nome di Gesù, identificato come Salvatore, amico, punto di riferimento stabile in una vita prima “poviosa”, senza luce. La fisicità cantata nel refrain indicherebbe la scoperta di sè come uomo fatto di carne e di divinità. C’è la finitudine della morte rappresentata dai cimiteri e l’amen di fronte all’inevitabile: Così deve essere (Amen vuol dire Così sia). Con tanto di gregoriano aggiunto.
Corpi che fanno alchimia/ Corpi nella mia famiglia/ Corpi per come l’intendo io/ Corpi nei cimiteri/ Così deve essere
Niente male per una popstar.
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