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Venuti su Marte per venerare Sant’Agata

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225px-sagataIl cinque febbraio la città di Catania è in festa. Il popolo rinnova a Sant’Agata la sua devozione e “l’affetto filiale”, come spesso è scritto sulle guide datate e ancora in uso presso le chiese del sud.

La santa

Agata nacque a Catania tra il 230 e il 235.  Ma dice il martirologio “Agata che i palermitani ed i catanesi dicono loro concittadina…” perché è nelle tradizioni di Palermo che essa sia nata alle spalle della cattedrale ov’era un pozzo (wuadi)piccolo(wadilla=guilla)e che pertanto il quartiere prese nome di S. Agata alla Guilla. Da Palermo uscì per andare al martirio e, fermatasi ad allacciare una scarpa,si appoggiò ad un masso che ne conservò l’impronta, tutt’ora visibile nella chiesa di “S. Agata La Pedata” (una delle più antiche della città). Tuttavia, non fu l’unica impronta da essa impressa sui sassi fra Palermo e Catania, perché se ne venerano almeno altre due

Secondo la tradizione sant’Agata si consacrò a Dio all’incirca all’età 15 anni, ma studi più approfonditi indicano come più probabile la maggiore età di 21: non prima di questa età, infatti, una ragazza poteva essere consacrata diaconessa, cosa che, da vari segni – la tunica bianca e il pallio rosso – pare che effettivamente Agata fosse; possiamo quindi a ragione immaginarla, più che come una ragazzina, piuttosto come una donna con ruolo attivo nella sua comunità cristiana: una diaconessa aveva infatti il compito, fra gli altri, di istruire i nuovi adepti alla fede cristiana (catechesi) e preparare i più giovani al battesimo alla prima comunione e alla cresima.

Nell’anno a cavallo fra il 250 e il 251 il proconsole Quinziano, giunto alla sede di Catania anche con l’intento di far rispettare l’editto dell’imperatore Decio che chiedeva a tutti i cristiani di abiurare pubblicamente la loro fede, si invaghì della giovinetta e, saputo della consacrazione, le ordinò, senza successo, di ripudiare la sua fede e di adorare gli dei pagani. Ma più realisticamente si può immaginare un quadro più complesso: ovvero, dietro la condanna di Agata, la più esposta nella sua benestante famiglia, potrebbe esserci l’intento della confisca di tutti i loro beni. [W]

Mario Venuti

Nel 2003, il cantautore Mario Venuti – caro ai fan della prima ora dei Denovo (catanesi doc come  Franco Battiato, Carmen Consoli e Roy Paci)  nell’album Grandimprese include un brano dedicato alla Santa di Catania, Sant’Agata su Marte. Un vero atto d’amore nei confronti della santa. Il brano percorre una strada già battuta da Sergio Endrigo con canzoni  come San Francesco e San Firmino, da Angelo Branduardi con L’infinitamente Piccolo, rilettura dei fioretti del santo d’Assisi. Il brano di Venuti chiude un lavoro molto interessante – assai vicino al british sound – un disco da possedere, una pagina di buon pop italiano da rileggere e ascoltare più volte.

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