Eugenio Finardi
Quando Titti Santini ci propose di creare uno spettacolo per “La Musica dei Cieli”, la rassegna di musica sacra che organizza da tempo per la Provincia di Milano, la nostra prima reazione fu di sgomento. Potevamo noi, assolutamente laici anche se profondamente sensibili alla spiritualità, concepire un progetto da portare nelle chiese per celebrare l’Avvento? La Musica fu la risposta. Le stesse Leggi della Fisica che reggono l’Universo sono le leggi che trasformano il suono in Musica e per suo tramite riusciamo, a volte, ad intuire l’Assoluto. Iniziò la ricerca di brani che, nel testo, ci potessero condurre lungo un percorso, molto personale, nel “Cantare il Divino” e indurre ad uno stato di quiete meditativa incline alla trascendenza. Ma la prima scelta, ovviamente, furono i musicisti. Dovevano essere tecnicamente preparati, eclettici e rigorosi ma anche disposti alla ricerca interiore, fondamentale requisito per questo progetto… L’idea originale è venuta a Titti e Francesco Saverio Porciello in una sera d’estate all’Elba e ha sùbito previsto Vittorio Cosma, per le sue doti umane e il suo amore profondo per i rivolti più sottili dell’Armonia, ed Eugenio Finardi, sempre più interessato ad affiancare alla sua attività di cantautore, quella di interprete intenso ed originale. Giancarlo Parisi porta al progetto i suoi legami con la tradizione popolare e la sua cultura poliedrica che gli permettono di spaziare dalla Classica al Jazz. (Per completare la tavolozza sonora, nel 2003, si aggiungono Enrico Guerzoni al violoncello e Cristiano Calcagnile alle percussioni).
Vittorio propose di rifugiarci a Roncegno nello splendido scenario Fin de Siécle del Centro Antroposofico Raphael che si rifà al pensiero di Rudolph Steiner il quale, tra l’altro, considerava l’intuizione artistica una delle possibili scorciatoie per la Conoscenza. E infatti lì tutto sembra avere la funzione di stimolare e supportare la creatività, in particolare la Sala delle Feste, una pregevole cassa armonica Liberty affacciata sulle montagne della Valsugana.
Nasce “Il Silenzio e lo Spirito”.
Come nella scaletta del concerto il primo brano scelto fu Oceano di Silenzio di Franco Battiato che sintetizza in poche, splendide, parole il senso intimo di tutto il progetto.
Segue The Land of Plenty di Leonard Cohen, vera preghiera laica affiché “le luci di questa nostra Terra dell’Abbondanza risplendano, un giorno, anche sulla Verità”.
Orléans è un’antica filastrocca francese musicata da David Crosby.
Non poteva mancare un pezzo dalla “Buona Novella” di Fabrizio De André, l’autore che forse meglio ha cantato il suo rapporto tormentato con la Fede. Abbiamo scelto Il Ritorno di Giuseppe basato su di un’antica melodia ebraica.
Un compositore le cui architetture armoniche sembrano direttamente ispirate dall’Assoluto è Johann Sebastian Bach di cui abbiamo pensato di eseguire la famosissima Corale dalla Cantata bwv147, ovviamente interpretata secondo la nostra sensibilità.
A seguire due brani strumentali: Arenal composto all’alba, in Costarica, ai piedi dell’omonimo vulcano, da Francesco Saverio Porciello e Una Scala per la Luna, struggente meditazione sulla vita e i sentimenti, scritta da Vittorio Cosma.
Motherless Child è un antico “spiritual” della cultura afroamericana che Eugenio canta da sempre, al punto di averne oramai elaborato una personalissima versione a cappella. “Questo brano è diventato il mio rifugio segreto”, dice, “lo canto nei momenti di sconforto e, forse perché è un potente massaggio al diaframma, mi tira veramente su!”.
Giancarlo Parisi, negli anni, ha sempre di più approfondito i suoi studi sugli strumenti della tradizione siciliana fino ad inventare e costruire una zampogna cromatica a quattro canne, unica al mondo, che gli permette di suonare in qualsiasi tonalità, come dimostra con maestria nella Danza di Eolo.
Leonard Cohen è l’unico autore ad essere presente con due brani, forse perché, come De André, ha il dono di saper trovare la sacralità nella vita quotidiana. Questa Halleluja, roca ed accorata, è stata consacrata da Jeff Buckley, noi ne diamo una lettura più gospel, in linea con l’originale di Cohen.
Nel 1989 Vittorio ed Eugenio scrissero Come in uno specchio e questa canzone, col tempo, è diventata, per loro, sempre più importante. Il testo recitato nel finale è una preghiera laica di Richard Beauvais.
http://myspacetv.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&videoid=3553684
The Portage Philosophy – Richard Beauvais [testo recitato da Eugenio Finardi]
We are here because there is no refuge
finally from ourselvesuntil a person confronts himself in the eyes and hearts of othershe is running
until he suffers them to share his secrets he has no safety from them
afraid to be known he will know neither himself nor any otherhe will be alonewherelse but on this common ground can we find such a mirror
here at last a person can appear clearly to himself
not as the giant of his dreams nor the dwarf of his fearsbut as a man, part of a whole with his share in its purpose
on this common ground we can each take root and grow
not alone anymore as in death
but alive to ourselves and to the others
We are not alone
we are not alone…
Data anche la stagione dell’Avvento per cui è stato concepito questo spettacolo, non poteva mancare in scaletta un canto natalizio. Abbiamo scelto Adeste Fideles per la sua splendida melodia, ed Eugenio ha scelto di cantare una strofa in inglese, come la cantava da bambino, accanto a sua madre soprano, nella piccola chiesa protestante di via Solferino a Milano.
Per chiudere, un Fado dal repertorio della grande Amalia Rodrigues, Ave Maria Fadista che, nell’originale, poggia sulla struttura tipica, a due accordi, del Fado Corrido. Per noi era impossibile farne una lettura letterale. Abbiamo perciò riscritto la parte musicale immaginando un ideale percorso nelle ex-colonie portoghesi di questa tenera preghiera cantata, che si contamina via via di Caraibi e di Brasile.
http://myspacetv.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&videoid=3563937
[fonte articolo: MySpace - Il Silenzio & lo Spirito]
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