A don Lorenzo
Se il blog è una pagina personale, questo post al suo interno lo è ancora di più. Scrivo al termine di un giro d’Italia rigenerante e impegnativo. Prima a Signa (Firenze) e poi a Roma, spostandomi in tre conventi diversi, visitando anche monasteri di clausura passionisti per un possibile progetto web. Durante la permanenza in Toscana, ho conosciuto di persona Silvio e sua moglie Stefania, dando un volto a una persona diventata, nel tempo e via web, un amico sensibile, caro e generoso.
Al termine del corso d’esercizi guidato alle consorelle, io e Silvio ci siamo recati a Barbiana: il luogo, la chiesa, la casa di don Milani e dei suoi discepoli.
Era un sogno che accarezzavo da anni. Studiavo ancora a Roma quando, casualmente e in libreria, ho incrociato la sua vita, i suoi insegnamenti. Comprai “Dalla parte dell’ultimo – Vita del prete Lorenzo Milani” di Neera Fallaci. Incuriosito dal titolo, cominciai a leggerlo, anzi… lo divorai. Portavo il testo all’università e si condivideva con qualche collega quanto da lui scritto e fatto. Pure una docente di Firenze partecipava alle discussioni tra una lezione e l’altra, contenta di disquisire sul libro della Fallaci, a suo parere il migliore mai scritto su don Lorenzo.
Perché sono così legato a don Lorenzo? Beh… se considero Paolo della Croce mio padre nella fede e la Congregazione una madre, don Lorenzo potrei definirlo lo zio preferito, quello che ti fa stare bene in ogni circostanza, che alleggerisce il peso di una fatica, che porta il sole nelle giornate buie e piovose.
Il libro bene evidenzia l’aspetto ascetico e contemplativo di don Lorenzo, oltre che la sua lungimiranza nel proporre metodi educativi efficaci. Don Lorenzo desiderava la vita claustrale. Girando per i monasteri passionisti, ho capito quella maniera particolare di porsi nei riguardi del pubblico. Le grate che separano i claustrali dal resto del mondo ricordano che l’altro ha un valore sacrale e che il suo mistero è invalicabile.
Così potremmo definire il rapporto tra don Lorenzo e i suoi fedeli a Barbiana. A gente isolata e ai margini egli ha ridato dignità, portando in superficie la bellezza e l’intelligenza di decine di ragazzi. Strappò i bambini al lavoro duro della campagna per dargli un’istruzione, insegnò ai montanari a relazionarsi con il mondo. Li fece studiare, viaggiare. Come un padre li ha fatti crescere, resi maturi e pronti a inserirsi in una società che stava radicalmente cambiando aspetto e ideali. Aveva capito che per parlare di Cristo agli uomini, bisognava prima riempirgli la pancia.
Il legame con don Lorenzo va oltre, è qualcosa di più semplice e intimo. E’ legato alla scelta di servire Cristo nel sacerdozio. L’ho incontrato nel periodo più “caldo” della prima formazione, quand’ero alle prese con “calzolai” che mettevano ai miei piedi scarpe di tre o quattro misure più piccole. Impossibile, vi pare?
Alcune sue lettere mi hanno aiutato spiritualmente a trovare una strada per servire Dio e il prossimo e a percorrerla senza paura. Ogni volta che avevo bisogno di risposte, pensavo a don Lorenzo e al suo modo di vivere il sacerdozio, di affrontare le sfide della vita.
Una volta prete, promisi di andarlo a trovare, in quei due metri quadri di terra dove ora è sepolto, per dirgli il mio “grazie”. Se oggi celebro messa e benedico, lo devo anche a lui.
Arrivati a Barbiana, ho potuto constatare la povertà del luogo, della chiesa e della canonica. Tutto è stato preservato, il posto custodisce intatta la memoria di don Lorenzo, il dolore e la creatività che hanno segnato il suo ministero.
Nel cimitero, qualche metro più in giù dalla canonica, ho sostato davanti alla sua tomba. Ero lì, emozionato e teso. Per anni ti prepari ad incontrare un personaggio importante e poi, davanti a lui, ammutolisci improvvisamente. Vinta l’emozione iniziale, gli ho confidato ciò che avevo nel cuore e che non rivelo per riservatezza. Ho chiesto una grazia…
Sono convinto che nel corso della mia storia, breve o lunga che sia, lui ci sarà sempre, mi accompagnerà. Perché andare avanti e servire Dio nella Provvidenza, lasciando il seme morire per portare più frutto, è la lezione che ho imparato da don Lorenzo e che mai scorderò.
Un grazie sincero a Silvio per avermi portato fin lassù a incontrare mio zio Lorenzo.
Lascia un commento








Poche gocce son bastate per farmi allontanare dal mio letto, ma questo, devi sapere, l’ho fatto perchè quel seme, morto, germogli.
Silvio
26 maggio 2010
Avevo fatto un esame sulla vita di Don Lorenzo Milani paragonando la nostra fondatrice. Mentre preparando l’esame ero più più appasionata per lui e la sua filosofia educativa. Lui non aveva paura di rischiare se stesso per vivere l’essenzialità, anche educò i suoi ragazzi perchè potessero saperlo e realizzarlo.
Quando ero ancora novizia abbiamo fatto un concerto natalizio alla sua parrochia. Certamente non sapevo niente che storia ce l’ha a quella chiesa, solo mi è rimasto quel calore della serata.
Sono un suora Passionista ovvero una educatrice. Ricordandolo mi incoraggio per andare avanti nonostante mi trovi nella solitudine.
Sr. maddalena
28 maggio 2010