I cristiani gioiscono del male altrui

Tutti vogliono realizzarsi ed essere felici. Anch’io combatto per la felicità e la soddisfazione dei bisogni dell’anima. Conciliarli poi con quelli umani non è semplice, la pratica dei voti religiosi impone una continua disciplina interiore nel vivere la quotidianità nel mondo, senza lasciarsi sopraffare da bisogni innaturali e fuorvianti. Ascolto e servo gli altri, è il mio ministero. Mi piace farlo perché ho scelto di testimoniare Cristo, sostenere chi è nel bisogno, camminare insieme al prossimo e consolare. Relazionarsi con gli altri però diventa sempre più difficile, specie adesso che i rapporti sono “virtuali”.
La crescita esponenziale dei social media favorisce un modo facile e veloce di conoscersi. Lo spazio dove rivelare se stessi è il web. La mediazione del computer ci libera – nei rapporti con gli altri – dalla timidezza o dal pudore. Un notebook tira fuori le verità più nascoste, più di quanto possa fare un nuovo Socrate con la sua maieutica. I disastri arrivano quando, non educati a utilizzare gli strumenti nel modo giusto, non siamo in grado di gestire l’intimità espressa (a volte con troppa facilità) su un media.
La sociologa e antropologa Chiara Giaccardi afferma che “i media sono l’ambiente in cui ci muoviamo e costruiamo le relazioni, lo spazio digitale un’occasione per alimentare relazioni che altrimenti non potrebbero essere coltivate”. Una visione positiva che tiene conto di un uso consapevole dei social media.
Tutti navigano in rete responsabilmente? Ad esempio: per alcuni creare un account su Facebook vuol dire spiare cosa fanno i nemici. Sì, quelli che con un click diventano improvvisamente “amici”. Un meccanismo perverso cui i cristiani non sono esenti. Scagli la prima pietra chi è senza peccato, si scandalizzi pure chi non ha mai sbirciato nel profilo di persone che sopporta appena.
Attenzione però a dare la caccia alle streghe. Ciò che sono lo esprimo in vari ambienti sociali. Posso fingere di essere un’altra persona, quanti “avatar” incontro che vorrebbero essere diversi da ciò che sono diventati attraverso le loro scelte. Bello avere un alter ego, crearsi un mondo più e meno artificioso. Il web offre l’opportunità di apparire nella maniera migliore, belli e sorridenti, persone di successo, eccetera. Internet è lo specchio di ciò che siamo, il riflesso delle nostre scelte, il grande teatro dove ognuno recita la sua parte, rappresenta e potenzia il suo ruolo.
Scrivo per capire cosa accade nel ginepraio dei rapporti umani. In me abita una domanda che rivolgo a Dio continuamente: “Padre… Come puoi amare così tanto gli uomini, nonostante tutto?”. Trovo una risposta irrazionale solo nel Crocifisso. M’interrogo su quell’amore che sento dentro, specie quando come sacerdoti e pastori (vedi le accuse al Papa) “calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti” come scrive l’apostolo Paolo (1 Cor 4,13). E’ l’agire segreto della fede, è quel cambio di prospettiva che fa pensare e amare come Lui in virtù della grazia ricevuta nei sacramenti.
Continuo a sentire il richiamo dell’amore anche di fronte alle mancanze di rispetto, all’invidia che ormai lacera le relazioni. Sorrido davanti a ignoranti cattolici che inzuppano il pane ogni giorno in chiesa e si odiano tra loro.
Siamo tutti cattolici, apostolici e matti. Le truppe dei “fuori di testa” li trovo schierati e pronti per la battaglia nei conventi, nelle chiese. Assetati di potere ( e il servizio?), pronti a colpire per motivi che spesso sfuggono alla personale capacità d’intendere.
Comunità, singoli gruppi, movimenti e parrocchie sono sempre più imbruttiti dal vizio capitale dell’invidia. Troverò mai dei cattolici che non si intristiscono per il bene altrui? Se qualche povero sventurato mostra talento e indipendenza intellettuale che il buon Dio lo aiuti… San Gregorio Magno scriveva: “Dall’invidia nascono l’odio, la maldicenza, la calunnia, la gioia causata dalla sventura del prossimo e il dispiacere causato dalla sua fortuna”.
Il cristiano ruba il bene altrui con ogni mezzo, passando sulla schiena degli altri, dimenticando che bisogna nutrirsi della Carne di Cristo e non quella del fratello. Il gesuita e biblista Fausti sulla rivista “Popoli” scrive che anziché mangiare l’altro, bisogna mangiare con l’altro. Lo sappiamo fin troppo bene, belle parole e nulla più. Lo vedo a messa. Quante volte metto l’eucaristia in bocca a persone che con quelle stesse labbra, con quella stessa lingua, uccidono i fratelli?
Paolo VI diceva che “il fumo del demonio è entrato nelle nostre sagrestie”. Qualcuno può smentire quanto detto dal Pontefice? Abbiamo prestato il fianco al male, pugnaliamo alle spalle i fratelli ma con discrezione e timore cristiano. Motiviamo teoligicamente il nostro agire, fingendo d’essere vittime. Lupi travestiti d’agnelli. E’ quanto testimoniamo al mondo come comunità di credenti.
Aborro questo modo di vivere cristiano. Spazio agli uomini di buona volontà, pronti a santificarsi nel dolore e nella fatica di amare, consolati dalla grazia divina che abilita a fare il bene.
La fede è uscire da se stessi, seguire Lui e amare come Lui. Anche chi ci odia. Il cristiano, prete o laico che sia, deve servire il prossimo nella carità. Non ci sono alternative. Allora, perché i cristiani si mostrano malvagi e poco inclini al servizio, all’Amore?
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Il video è tratto dal film “Il Mercante di Venezia” di Michael Radford (2004), con Al Pacino – doppiato da Giancarlo Giannini – e Jeremy Irons. “Il Mercante di Venezia” (The Merchant of Venice) è un’opera teatrale di William Shakespeare.
Max Granieri
23 aprile 2010
E’ un discorso davvero coraggioso e sentito.
Anche io da credente ogni giorno mi interrogo sul bene che avrei potuto fare, o almeno sul male che avrei potuto risparmiare al mio prossimo, ed ogni volta mi stupisco di quanto sia stato difficile essere buono, giusto e caritatevole con l’altro, che sia un famigliare o uno sconosciuto…
Forse è la mondanità che mi scoraggia dall’essere vero testimone di Cristo, forse è la società che mi tiene imbrigliato nella mediocrità di un “buonismo” di facciata ,o forse è solo una scusa che invento per sentirmi meglio con me stesso (pensando di aver fatto il possibile)
E’ vero sul web si può anche essere buoni, esprimere concetti intrisi di saggezza, essere uomini nuovi mascherati di bontà infinita, ma fino a che punto questa proiezione è fedele alla realtà?!
E per le “opere di bene” quanto posto lascio nella mia vita?!
Quando sale lo sconforto per queste ragioni, mi viene in mente il famoso ammonimento di Gesù e non mi sento affatto meglio:
“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume.” Mt 23
E posso iniziare così il mio esame di coscienza…
ICMESA
23 aprile 2010
Grazie per aver condiviso il tuo pensiero, molto forte.
Max Granieri
23 aprile 2010