La messa è finita
Qualche giorno fa i frati sono andati via, lasciando la città di Bisignano. Segno di un declino lento e inesorabile di una spiritualità mal vissuta nel mio paese calabrese, noto ai più per aver dato i natali a Sant’Umile, al secolo Luca Antonio Pirozzi.
Nei mesi scorsi e sul blog ho scritto dell’imprevista chiusura del convento dei frati minori. Non oso immaginare cosa si prova nel lasciare da “sfollati” un convento, quali i sentimenti che hanno segnato una fraternità colpita dalle recenti alluvioni e frane che hanno messo in ginocchio la Calabria intera.
Credevo fosse temporanea la chiusura del convento. Così non è stato. Il penoso ping pong delle responsabilità tra organi civili e rappresentati religiosi ha logorato l’ambiente. Me ne sono accorto mentre ero in fila alle Poste e passeggiavo in piazza o bevevo una birra al bar. Il popolo ha sputato veleno, rabbia e cattiveria gratuita.
Non entro in merito alle questioni riguardo la festa civile, il santuario chiuso al pubblico e i lavori di ristrutturazione del convento. E’ bene non impicciarsi, lasciamo fare ai francescani, è cosa e casa loro.
Mi preoccupa invece l’allontanamento volontario dei frati da Bisignano, un vuoto di presenze che metterà in ginocchio l’intera comunità di fedeli. Il disagio è provvisorio, ma fino a quando dovremmo attendere la soluzione dei problemi? Conosciamo i tempi lunghi della burocrazia, non le reazioni e le ragioni dei frati. Perché hanno deciso di abbandonarci?
Un abbandono traumatico. Forse hanno voluto scuotere la polvere dai sandali, voltando le spalle a un paese ostile e antipatico. Certo, i concittadini non hanno perso l’occasione per mostrarsi scorbutici, dando prova in varie occasioni d’una fede assai approssimativa. Però, specie nella processione “penitenziale” della domenica, ho visto gente piangere dal dolore. Un segnale forte, silenzioso e straziante di persone semplici, punite oltre il dovuto.
L’aggettivo “penitenziale” – così in un comunicato stampa è stata qualificata la manifestazione esterna – ricorda i riti del Mercoledì delle Ceneri: il popolo di Dio che si cosparge il capo di cenere, facendo ammenda del male commesso e impegnandosi a digiunare dai peccati, mettendo al centro Cristo morto e risorto.
Quali le responsabilità dirette dei bisignanesi nei riguardi del convento che chiude? Nessuna. Allora perché bisognava dare un carattere “penitenziale” alla processione, poi non più processione, ma “pellegrinaggio”? Che confusione.
Io non avrei piantato in asso il paese e il convento, ecco l’ho scritto. Non me ne vogliano gli amici francescani, persone che stimo molto, religiosi di grande intelligenza e carità. Ma non avrei lasciato casa. Dovesse capitare alla mia comunità, dormirei sugli alberi pur di rimanere lì.
C’è una cosa su cui vorrei riflettere e invitare gli altri a pensare, specie i miei compaesani. Ora che la festa è finita, che la statua e ogni altra reliquia sono al sicuro, chi avverte l’assenza dei frati? La messa è finita alla Riforma e non importa (quasi) a nessuno.
Lo riscrivo, non importa a nessuno! Ed è ingiusto, crudele, orribile. Ieri mattina sono passato velocemente dal santuario e ho visto un furgone parcheggiato davanti l’ingresso del convento. Qualcuno, forse un frate, caricava in solitudine le ultime cose da portare chissà dove. Intorno a lui nessuno.
Un’immagine profetica che anticipa ciò che sarà nei prossimi mesi: indifferenza del popolo nei confronti della fraternità. Nessun clamore o protesta, almeno fino ai prossimi festeggiamenti.
Mi auguro che tutto torni come prima, più di prima. L’amicizia è finita tra i bisignanesi e i frati francescani. Tradita la fiducia da ambedue le parti, sarà difficile riconquistarla, anche se a Dio (e a chi crede in lui) nulla è impossibile. Una chiusura evangelica che lascia spazio alla speranza, altrimenti che razza di cristiani saremmo?
Lascia un commento







Bisignano non è il mio paese, ma sento questa ingiustizia come fosse mia, fatta a me nel profondo, è triste tutto quello che ho letto, davvero triste, io spero che si possa fare qualcosa, iniziare un discorso di speranza e di costruzione, anzichè distruzione. in questo momento vorrei essere parte integrante della comunità di Bisignano per poter discutere e trovare una soluzione, se essa esiste. Padre Max, sono con te.
Carmen da Milano
Carmen
2 settembre 2010
Salve Padre Max
questa notizia mi sorprende….non pensavo che anche in Italia ci fossero problemi del genere. Ho sempre pensato che in Italia la religione fosse importante, ma vedo che le cose stanno cambiando anche lì….questo mi rattrista un pò. Spero tanto che si trovi una soluzione il più presto possibile per i frati.
Riguardo agli abitanti di Bisignano credo che non siano consapevoli di quello che stanno/hanno perso.
La nostra società è proprio cambiata….
Un saluto affettuoso dalla Svizzera
Vincenzo
fer
2 settembre 2010
Il popolo di Bisignano è stato ostile, è vero.
I politici hanno avuto poco interesse, e anche questo è vero.
I frati però non sono stati umili.
Non hanno considerato il Sant’Umile, nè i fedeli, nè la GIFRA, nè i terziari… hanno fatto vivere la frana come una punizione divina ai bisignanesi; volevano togliere la gioia della festa e in parte ci sono riusciti.
E’ vero che i bisignanesi sono stati ostinati, ma avevano ragione anche se hanno usato modi che lasciano a desiderare… Dalla parte della ragione sono finiti a quello del torto per i modi con cui hanno voluto far valere i loro diritti.
I frati non hanno considerato il Sant’Umile; della sua festa ne hanno fatto un funerale…
Io vado al Sant’Umile da quando avevo 7 anni, per me è stato un grande dispiacere e ancora oggi non ho pace per quello che è successo e per come i frati si sono comportati.
Loro hanno perso una casa è vero, ma i fedeli?
Loro hanno in mano una grazia che non hanno saputo, nè voluto considerare.
Loro hanno un abito, una regola e quello che hanno fatto non è stato bello nè…
Il padrone della Vigna potrebbe scocciarsi e togliere loro il campo ed affidarlo ad altri coltivatori…
Loro se ne sono voluti andare, ebbene spero che ad un altra famiglia religiosa o a qualche sacerdote venga affidato ciò che loro hanno abbandonato!
Stefany
7 settembre 2010
Ho dato spazio al problema e stimolato una riflessione provocando. Sul blog ognuno è libero d’esprimere la sua opinione, senza censure. Purtroppo certe cose succedono al sud e da meridionale mi spiace molto. Mi auguro che presto la situazione si risolva e che i frati tornino in paese. Abbiamo bisogno, tutti, di loro.
Max Granieri
11 settembre 2010