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Apparatjik

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Gli anni Ottanta sono il fenomeno del 2010. Ma come, non è bastato il revival del decennio 00? A quanto pare no, ma attenzione: lo spirito con cui oggi sono “riportati alla luce” è tutto un altro. Non c’è più il tentativo di rinverdire lo stile di questa o quell’altra band. Non è l’emulazione, ma la nostalgia la chiave dei suoni retro-futuristici di Toro Y Moi, degli ultimi Vampire Weekend o di questo “We Are Here”. Nostalgia di un’epoca in cui tutto sembrava possibile – non tanto per le congiunture storiche, ma banalmente perché allora si era ragazzi, o (meglio ancora) bambini.

Ecco dunque la “musica anni Ottanta” come in anni di ripescaggi e rivalutazioni non l’avete mai sentita: un ricordo vago, ovattato, ma luminoso perché saturo di sogni e stupori infantili. Un amarcord non solo musicale in cui tutto fa brodo, dal sophisti-pop ai videogiochi, dal Grillo Parlante, a “War Games”, ai cartoni sci-fi che (con un po’ di fantasia) parlavano di entanglement.

Lo so cosa avete in mente: la “solita” marmellata hypnapop. E invece vi sbagliate. “We Are Here” è pop sopraffino, perfino radiofonico. E’ nitido, perché gli bastano pochi elementi per dar vita all’incanto: chitarra cristallina, suoni da Amiga e un po’ di falsetto. E’ vario e personale, perché passa dalle sferzate math-tunz di “Deadbeat” (100% Mew) alla cantilena (Flaming Lips?)/Coldplay/Sigur Rós di “In a Quiet Corner” mantenendo un’identità forte. Soprattutto però è fresco, accattivante: piacerà ai nostalgici del synth-pop e ai figli della malinconia indie, ma potenzialmente anche a chiunque altro grazie alla dolcezza sbarazzina delle sue canzoni. Perché bambini lo siamo stati tutti.

Apparatjik è un progetto di Jonas Bjerre (voce, Mew), Guy Berryman (basso, Coldplay), Magne Furuholmen (tastiere/chitarra, A-ha), Martin Terefe (batteria, produttore) e suona come non vi sareste aspettati.

Fonte: Ondarock

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