La necessaria indecenza degli Zen Circus
Ieri ho celebrato la festa della Trasfigurazione del Signore. Prima di recarmi in sagrestia per i riti soliti che precedono l’inizio della messa, ho acceso il computer per leggere appunti raccolti su una band toscana, gli Zen Circus. Qualcuno storcerà il naso: “Come? Anziché concentrarsi sul mistero che celebra quotidianamente, un prete si distrae con il rock?”.
Sento già l’eco delle critiche dei radicali ultra conservatori cristiani che gettano il panico sul web. Mi additano come figlio del demonio e apostata delle fede. Sul blog scrivo prevalentemente di musica. La vita spirituale è invece condivisa con i miei confratelli e la gente che incontro nel ministero sacerdotale. Un tesoro che custodisco gelosamente lontano dalla rete.
Da settimane leggo e ascolto gli Zen. Non ho timore nel premere “play” sul lettore musicale per ascoltare brani anticlericali. Credo d’essere immune dai contagi o da eventuali turbamenti. Ho sviluppato gli anticorpi necessari durante gli ascolti ripetuti dei vinili dei Led Zeppelin quand’ero diciassettenne. Dischi mai ascoltati all’incontrario, pur intuendo che Jimmy Page poco amasse la Chiesa. Non ero interessato all’esoterismo ostentato degli Zeppelin, tantomeno ero attratto dalle religioni. A distanza di anni, sono diventato un sacerdote cattolico. Felice di esserlo, come già scritto in altri post.
Sono rimasto folgorato, non vi è dubbio. L’album “Andate tutti affanculo” mi piace. Ora… gli Zen Circus stanno alle parolacce come il cacio sui maccheroni. Non posso farci nulla. Così è motivata la scelta del titolaccio nella nota – scritta dal trio – che accompagna la distribuzione del disco:
Ci prendiamo la libertà di mandare l’Italia di oggi, i suoi rituali borghesi, le sue liturgie, le sue maschere liberiste a quel paese. E’ il nostro gioco serio, l’urlo più naturale che c’è quando ci si trova accerchiati e non si riconosce più chi è amico e chi nemico. Quando tutti pretendono rispetto, mancandolo puntualmente.
La track list è un turpiloquio. Dovrò comunque citarla, senza quel finto pudore che mi trasformerebbe in un “bigotto”. Ma gli epiteti non sono gratuiti né irripetibili. Sono dei proiettili sparati in faccia agli interessati e con una precisione degna di un tiratore scelto. Ce n’è per tutti: operai, giovani e anziani, froci (non gay), borghesi, politici, ben pensanti e genitori.
Nel disco c’è un ”vaffa” rivolto a tutte le religioni, alla morale cattolica e al clero. Procedo nel tentare un’analisi, considerando i brani in cui i cattolici sono chiamati in causa.
“Vivere male, vivere tutti. Per nostro signore dei compromessi. Nel vangelo di Giuda è scritto così. Che tu sia maledetto tu che regnerai”. E’ il verso iniziale del brano “We just wanna live”, composto e arrangiato secondo lo stile delle messe beat in voga negli anni ’60. (Citare il vangelo di Giuda equivale a una dichiarazione d’indipendenza dalla Chiesa di Roma).
Quel vivere male è la chiave di lettura di un pezzo che gli Zen Circus hanno suonato davanti la sede di Radio Maria (guarda il video in coda al post). Un’azione più volte promessa durante le loro esibizioni live e mantenuta.
Nel testo si cela una domanda: perché si soffre e perché la Chiesa ci comanda di sopportare tutto pazientemente?
Secondo gli Zen Circus, Radio Maria perpetua il famoso detto popolare “Siamo nati per soffrire”. E’ un’ipotesi. Non valuto i contenuti delle trasmissioni della radio perché non l’ho mai ascoltata. Un azzardo inutile e deleterio. Il riferimento è la constatazione del “vivere tutti e male” e rassegnarsi all’idea di patire comunque. Gli Zen sembrano dire: perché arrendersi e sopportare? Perché non combattere? Perché non vivere felici? Basteranno le preghiere a salvarci dal pianto?
Radio Maria indottrinerebbe i più deboli, addormentando le intelligenze e la riflessione riguardo temi concreti e quotidiani, quelli che riguardano il presente. Esibirsi davanti a Radio Maria vuol dire colpire il simbolo di una religione che non offre risposte esaurienti sulla vita. Per certi cristiani, pigri nel sondare il mistero di Dio, sarebbe meglio sostituire i tanti punti di domanda – sollecitati dal mondo laico – con un “punto e basta”.
L’insistenza presunta dell’emittente mariana sui “Novissimi” (Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso), tema caro a Giovanni Paolo II e a tutta la Chiesa, è inteso dagli Zen come un pericoloso ritorno a una vita purgativa, segnata da privazioni e penitenze continue. Nessun godimento, pena l’inferno.
L’ascolto del disco provoca un esame di coscienza. Forse nelle catechesi e nelle omelie tendiamo a sublimare la sofferenza, non abilitiamo il popolo di Dio ad affrontare i problemi e a vincerli. Cristo si è consegnato ai suoi crocifissori, ha affrontato a viso aperto la sua passione e la morte, per poi risorgere. Ha vinto la croce, è rinato. C’è invece un vittimismo strisciante in alcuni cristiani che non produce nulla di buono.
C’è la presunzione di spiegare tragedie, lutti e pianti. L’atavico vizio dell’uomo occidentale di razionalizzare ogni cosa. E se la ragione s’affanna, si evita il dolore con la promessa della vita eterna. “Tanto passa. E se non passa c’è il paradiso”.
“We just wanna live” è una ballata amara: ”Ho una macchia nera sul cuore, lo sai”. Un inno dei boy scout al rovescio, il canto di una corale giovane che schitarra per manifestare il dissenso dalla Chiesa e i suoi dogmi.
Soffrire non piace a nessuno. Se nasciamo abbiamo il diritto a un’esistenza felice. Il grido degli Zen Circus: “noi vogliamo solo vivere”.
Alla band toscana manca una rivelazione. Quel “Grazie Signore, ci insegni a soffrire” è voler prendere Lui per il bavero della giaccia e intimargli di svelare il perché del dolore. Un’epifania di Dio è necessaria per capire il valore della vita, cui tutti siamo attaccati, e dell’eternità. Nell’episodio della trasfigurazione Gesù cambia aspetto per rendere più sopportabile, alla vista dei suoi discepoli, il dolore che lo investirà e dare loro la certezza che, dopo la notte, arriverà l’alba della resurrezione. Il dolore stende la sua ombra anche su Cristo, il Figlio di Dio, perché necessario al disegno di salvezza. E’ mistero della fede.
Per gli Zen Circus la sofferenza è priva di senso. Non c’è lo sguardo delle fede che allarga gli orizzonti. Durante l’iter universitario, m’impressionò una questione durante il corso di Cosmologia, disciplina filosofica e scientifica che studia le leggi che regolano l’Universo. C’è una spiegazione teologica sul fine ultimo del cosmo. Cristo sarà tutto in tutti, ci sarà la fine di questo mondo per l’instaurazione del nuovo mondo cristificato.
La rifondazione del cosmo passa attraverso il dolore, come le doglie d’una partoriente. Un bimbo nasce grazie alla sofferenza sopportata dalla madre, così sarà per il mondo: dopo il travaglio, ci saranno cieli e terre nuove da abitare (cf. libro dell’Apocalisse). Ma perché Dio ha scelto la strada della sofferenza per attuare il suo piano? E’ un mistero che professiamo in attesa nella Sua venuta definitiva, in una terra nuova dove non ci sarà né pianto né stridore di denti.
Il brano “Vuoti a perdere” è cantato da Nada. Una presenza per niente casuale. Nel 2007 cantava di Gesù nella canzone omonima, inclusa nell’album “L’amore è fortissimo e il corpo no”, un titolo che ricorda l’evangelica esortazione “lo spirito è pronto ma la carne è debole”. In quel brano c’è un Gesù trasfigurato nella gente comune.
Anche se non sono religiosa - spiega Nada - mi ha sempre affascinato la storia di Gesù, il mio è un Cristo laico, una persona incompresa, emarginata, che porta le sofferenze del mondo. Mentre incidevo l’album sono scoppiati i disordini a Genova nel G8, io guardavo quelle immagini raccapriccianti e le legavo a questa canzone.
L’interprete di “Ti stringerò” e “Amore disperato” canta la follia del Figlio di Dio: “Cristo era un figlio come te. Lui era il figlio di Dio. Un folle che qualcuno chiama re”. La fede è follia. Non siamo lontani dalla verità.
Gli attacchi frontali al cattolicesimo sono presenti in “Andate tutti affanculo”. Ascoltare con attenzione la coda della canzone… Il dialogo tra la ragazza e il prete è una scena tratta dal film “L’esorcista” (mi fido delle fonti, io non ho visto il film). In “Gente di Merda” c’è l’offesa a Dio, urticante e fuori luogo.
Cari Zen, finchè buttate fango su di noi sacerdoti, fate pure. Ma lasciate in pace Gesù. Il vostro urlo però è sincero, schietto, ironico e sfrontato. Tratti tipici dei toscani. La provocazione è ben accolta, fatte le dovute eccezioni.
Prendere sul serio il cristianesimo, liberarlo da forme devozionali desuete, da riti ipocriti e ormai privi di significato. E’ la sollecitazione che si nasconde nella traccia finale “Canzone di Natale”, storia di un tossico in astinenza che prega Dio perché riceva in dono i soldi necessari per comprarsi quanto gli occorre dal pusher, il vero boss della notte santa.
E’ ora di diventare adulti per incidere positivamente nella vita sociale di una nazione bella ma allo sfascio (il messaggio degli Zen Circus), seguendo la legge evangelica dell’amore per dare senso ad ogni cosa. Questo però lo scrivo io, dopo aver celebrato messa. E lo dice la Chiesa, da sempre.
Disco consigliato.
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Accurata e profonda la lettura del disco…Scrivi sicuramente meglio di alcuni scribacchini che pubblicano recensioni su riviste musicali stile Rolling Stone.
E’ bello sapere che in Italia esistono ancora dei cattolici tolleranti. (Lo scrive una persona che si definisce atea come gli Zen).
Volendo essere precisi la coda della title-track è tratta dall’Eretica di De Ossorio..
http://it.wikipedia.org/wiki/L'eretica
Mantegna
2 dicembre 2010
Grazie per aver compreso le intenzioni e l’apertura mentale che caratterizza la mia ricerca sul blog. E grazie per l’indicazione su Wikipedia: ora il post è più completo. Spero di leggere qualche tuo commento su altri post.
Max Granieri
2 dicembre 2010
Rispetto per te, da un’atea convinta che lotta da anni contro l’istituzione della chiesa, se ci fossero più preti come te, che parlano come persone che vivono realmente in questo mondo, sporco e corrotto, come una persona carne e ossa e non solo spirito, sicuramente la chiesa avrebbe una forma di leggera credibilità in più.
Ana
6 febbraio 2011
Grazie Ana per quanto hai scritto. Buona vita.
Max Granieri
7 febbraio 2011
[...] stati affrontati da un loro fan molto speciale, Padre Max Graneri, in un interessante blog titolato “la necessaria indecenza dei zen circus“, che loro commentano. In autunno è atteso il nuovo album, Nati Per Subire, e da fine [...]
Blog » Bella Livorno/The Zen Circus
14 febbraio 2011
Caro Massimo,
complimenti per la recensione! Ti stimo perchè sei un amico, ma anche un sacerdote molto aperto nei confronti della musica (condividiamo lo stesso genere) e dei pensieri altrui (anche se lontani dal tuo). Mi piacerebbe incontrare non credenti con la tua stessa apertura mentale e rispettosi anche di chi non la pensa come loro.
Baci
Lory
14 febbraio 2011
Ciao Lory. Grazie. In effetti capita d’incontrare laici e atei poco aperti e tolleranti. L’apertura mentale, una grande cosa…
Max Granieri
14 febbraio 2011