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La trascendenza dei Bifrost Arts

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Non ho dubbi sul fatto che il portale di Ondarock sia il punto di riferimento massimo in Italia riguardo la critica e l’informazione musicale. Cliccando e zigzagando sul sito ho “scovato” una recensione tra le più belle mai lette riguardo le corrispondenze tra musica contemporanea e cristianesimo.  Mi ha colpito e subito il brano “Kyrie” dall’album “Come O Spirit!” di un progetto chiamato Bifrost Arts. Un canto di pietà che si sposa con il clima liturgico della Quaresima, tempo propizio per tornare a Dio, ravveduti e aperti alla misericordia divina.  Due albums – l’altro natalizio “Salvation Is Created” – che arricchiscono la  collezione sempre più ampia di dischi con una chiara impronta cristiana. Buona lettura e buon ascolto.

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Anteprima di iTunes

“Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?”. Non ha perso minimamente di attualità, la domanda che Dostoevskij si poneva quasi centocinquanta anni fa tra le pagine de “I fratelli Karamazov”. Oggi, forse, quella domanda potrebbe suonare più o meno così: “Un artista moderno, un songwriter indie, può credere, credere proprio, al mistero del Natale?”. Non è difficile trovare artisti pronti a rendere omaggio al folklore della tradizione natalizia. Ma c’è ancora qualcuno disposto a credere davvero che non si tratti solo di una favola per bambini?

A giudicare dal progetto Bifrost Arts, si direbbe proprio di sì: un gruppo di musicisti che comprende nomi del calibro di Damien Jurado, Denison Witmer, J. Tillman, Laura Gibson, Rosie Thomas, David Bazan e molti altri ancora, uniti dalla convinzione che il Natale non sia un devoto ricordo, ma un fatto presente, da calare nella carne di una realtà musicale contemporanea. Niente a che vedere, insomma, con i quadretti a tema stagionale realizzati di recente da Bob Dylan, Sting o Tori Amos: piuttosto, una vera e propria opera di immedesimazione, in cui voci eteree si librano tra nudi madrigali, ariosità cameristiche e improvvise frammentazioni, per cantare parole antiche come se fossero pronunciate oggi per la prima volta. Perché in fondo non è forse il palpitare dell’attesa – l’attesa di qualcuno che venga a strapparci dalla miseria di tutti i giorni – quello che ci spinge ad aprire gli occhi ogni mattina?

“Bifrost Arts è un’organizzazione senza scopo di lucro di musica sacra che esiste per arricchire la chiesa e provocare il mondo con la bellezza e la verità”: così si autodefiniscono i partecipanti al progetto Bifrost Arts. Un collettivo aperto che ha già dato vita a due dischi preziosi, “O Come Spirit!” e “Salvation Is Created”, entrambi prodotti da Isaac Wardell and Mason Neely e pubblicati dalla Great Comfort Records rispettivamente nel 2008 e nel 2009.

Fin dal suo primo capitolo, “Come O Spirit!”, l’intento del progetto è stato subito chiaro: riappropriarsi della secolare storia della musica sacra. “Per più di trent’anni, la pop music ha sofferto di un complesso di Dio – una lettera scarlatta imposta agli artisti che includevano l’esperienza religiosa nelle loro canzoni. Ma una nuova generazione di musicisti provenienti da tutto lo spettro della spiritualità sta emergendo, lasciando da parte le trappole dell’industria culturale cristiana per reintrodurre la trascendenza, la bellezza e la gravità storica della musica sacra occidentale nei luoghi a cui essa appartiene: cene, viaggi in macchina e verande”.

Un’intima devozione sottende le reinterpretazioni contenute nelle due raccolte, ma allo stesso tempo nei brani si avverte spesso distintamente una volontà di rinnovamento, animata forse dal bisogno di contestualizzare la musica cristiana al presente, senza però privarla del suo significato più profondo e più vero.

Perciò, se da una parte viene preservato il misticismo aulico delle composizioni, dall’altra a investirle è una luce nuova, e alle ricche orchestrazioni sinfoniche si fondono delicatezze strumentali dal sapore folk: intrecci di chitarre e banjo che spaziano tra tenui fraseggi e avvolgenti evoluzioni corali, candidi rintocchi di glockenspiel, sussurri di mandolino, palpitanti carezze di piano, timidi accenni di batteria, tutti contribuiscono ad adornare gli altari della sacralità, fondendosi al consesso di organo e archi, con il risultato di alternare alla solenne elegia dominante momenti più leggeri, che talora assumono addirittura la connotazione di un folk-pop sommessamente brioso, particolarmente evidente in “Come O Spirit!”.

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