La Madre di Dio nella musica
La presenza di Maria nella musica sacra o profana è la stessa che si riscontra nelle arti figurative e nella letteratura: una presenza costante, delicata e forte a un tempo, senza la quale le composizioni musicali accuserebbero lacune incolmabili. Infatti Maria medesima è il canto di Dio, la melodia più soave e garbata che mai sia stata scritta: Dio ne è l’autore, perché l’ha creata immacolata ed ella ne è divenuta coautrice, essendo la navicella che porta il Signore (padre David Maria Turoldo).
Scopo di questi servizi è quello di evidenziare la presenza di Maria in quell’arte senza limiti di spazio e di tempo che è la musica. Risulta utile, allora, l’analisi degli spartiti musicali e altrettanto il far parlare i testi letterari, permettendo così al messaggio mariano di penetrare nel cuore e nella mente. I testi, sui quali il musicista ha tessuto la trama delicata dell’armonia, sono estremamente semplici, almeno il più delle volte, e non richiedono specifiche spiegazioni. Dalla loro lettura però emerge chiaramente l’omaggio a Maria, come riflessione di fede cosciente o come esempio di devozione popolare semplice, ma forte. Si tratta, in buona parte dei casi, di strofe ritmiche nelle quali la componente letteraria è esile o talora inesistente. Ma questo è relativo: ciò che conta, appunto, è verificare come la presenza di Maria sia universale, dal muoversi del cherubino (Giosuè Carducci) degli endecasillabi danteschi alle modeste rime dei libretti dei melodrammi.
L’articolo continua qui: “Madre di Dio – mensile mariano”
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