Un passionista tra le gang del San Salvador
Tra le strade polverose e cosparse d’immondizia di Mejicanos, un quartiere operaio della città di San Salvador (capitale di El Salvador) svolge il ministero sacerdotale Padre Antonio Lopez, confratello passionista e direttore dello studentato dei Passionisti dell’America Centrale. La sua parrocchia “S. Francesco d’Assisi” è situata in un quartiere di 200.000 abitanti, in una città con una popolazione di circa due milioni, dove ogni giorno vengono uccise 15 persone.
La metà di queste morti sono da attribuire alla guerra tra gang rivali che si combattono in un clima di impunità all’interno del territorio dove P. Antonio svolge la sua missione.
“La vita non vale niente in questo paese”, dice padre Antonio alle telecamere della tv inglese Al Jazeera, intervista inclusa nel documentario “Life in San Salvador”e dedicato all’attività di assistenza spirituale e di recupero sociale di P. Antonio in Mejicanos, dove “uccidere una persona è come uccidere un pollo”.
Padre Toño, così è chiamato dai suoi parrocchiani, pur sotto minaccia, lavora con i membri delle bande per togliere dalla spirale della violenza soprattutto i giovani.
Facile passare da uno status di vittima ad essere colpevole di un omicidio.
Li considera non solo delinquenti, ma vittime di una società cinica e malata. Come Giovanni, ex capo di una banda che ora aspetta il suo primo figlio e determinato ad andare avanti nel cammino di rinascita, e Sonia, il cui figlio è stato assassinato da una gang e che aspetta sia fatta giustizia.
Ringrazio P. Luis Alberto Cano per avermi linkato via email il reportage. Lui ebbe qualche anno fa l’intuizione d’inviare P. Antonio in San Salvador – era il suo Superiore Provinciale. Fu profetico.
Il documentario è qui ora postato per essere visto integralmente (in lingua inglese e spagnola).
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