Classifica del 2012

La ricerca spirituale nel 2012 risorge nella musica popolare e nell’hip hop, quest’ultimo un genere musicale pieno di autori che scrivono testi politicizzati, d’impegno sociale e pure metafisici. La playlist qui proposta segue il criterio del gusto personale e la solita lettura cristiana della musica. Afferma Giulio Ragno Favero de Il Teatro degli Orrori (presenti nella playlist): «Noi sappiamo benissimo di cosa parlano le nostre canzoni, ma la libera interpretazione è quell’elemento fondamentale che rende il testo efficace e vivo in tutte le sue dimensioni possibili» (via sentireascoltare.com). Ciò che accomuna i brani inseriti in questa classifica, secondo la mia libera interpretazione, è la tensione religiosa. In alcuni casi si arriva all’anticlericalismo, in altri si canta una resurrezione laica, in una canzone si palesa l’assenza di Dio. Nel bene e nel male, Dio e il Cielo sono sulla bocca di tutti.

Soulsavers – Take me back home

I Soulsavers sono una band votata ai temi gospel che vanta collaborazioni con Mark Lanegan, Mike Patton e molti altri. Nel 2012 pubblicano un album “The Light The Dead See”. Chiamano Dave Gahan dei Depeche Mode che decide di collaborare interamente al progetto, anziché prestare la voce solo per un paio di canzoni, come previsto invece all’inizio delle registrazioni dell’album. Viene fuori un album di ricerca spirituale, la summa di tutto è nel brano “Take me back home”. C’è il bisogno di redenzione, di recuperare la parte migliore di sé, di tornare a casa e di sentirsi protetti.

Il Teatro degli Orrori – Io cerco te

Il Teatro degli Orrori immagina il nuovo mondo (titolo dell’album) senza ipocrisie, quelle che si condensano tutte nella Roma capitale, sede del potere religioso e politico. Un brano allegorico, come spiega lo stesso Pierpaolo Capovilla sul canale YouTube del suo gruppo. La canzone “Io cerco te” esprime la voglia di cercare qualcosa di buono e di bello, di moralmente valido che possa vincere la tristezza degli italiani e riscattarli da tante brutture. Un “j’accuse” ai protagonisti di quel mondo vecchio cantato con cinismo e maestria dalla band più “tosta” d’Italia.

Mumford & Sons – Lovers of the light

Mumford & Sons, senza dubbio la band dell’anno. Mischiano il folk alle ballate pop, scrivono i testi attingendo a piene mani dalla letteratura vetero testamentaria e dall’immaginario biblico. Dal vivo sono irresistibili. Nel brano “Lovers of the light” – dall’album “Babel” – si canta la voglia di amare e di sentirsi amati nonostante gli errori, i tradimenti. È un inno di lotta contro le tenebre perché trionfi la luce ed essere finalmente felici. Il prologo di San Giovanni ricorda qualcosa?

Ghemon – Fantasmi, pt. 2

Nelle contrapposizioni tra rap italiano e spiritualità, emerge Ghemon. Piace l’introspezione di “Fantasmi pt.2”, l’urgenza di guardarsi dentro e di raccontarsi: Perché niente è tanto personale che non si può raccontare / 20 giorni in cardiologia / Enigma […] / E sto pregando Dio perché per me la sua presenza è spirituale / Il resto è teologia e speculazione clericale. Prega Dio, pur prendendo le distanze dalla teologia (che parolone in un brano hip hop).

Emis Killa, J-Ax, Marracash, Club Dogo – Se il mondo fosse

Quando la terra trema, quando si affrontano sciagure e morte, Dio appare lontano dagli uomini che Lui chiama “figli”. Allora la solidarietà sembra l’unico mezzo per contrastare la paura e ripartire. Dunque, incidere un brano “rap” a sostegno dei terremotati in Emilia Romagna può aiutare (i proventi del brano vanno in beneficenza a un istituto che si prende cura di alunni disabili e in difficoltà). Nel testo l’uso della congiunzione condizionale “Se” applicata a Dio esprime la nostalgia di un mondo che con il Signore, se fosse presente e attento, sarebbe al sicuro dai pericoli.

Plan B – Lost my way

Qui c’è la perdita delle fede in Dio e nella sua Chiesa: Le persone iniziarono a cambiare le cose in cui credere fino a che Dio non fu altro che un essere fittizio / L’andare in chiesa e i soldi diventarono una sola cosa / Si segue una religione guidata dall’avidità. Secondo Plan B, la chiesa si è snaturata, perdendo il senso vero della sua missione: radunare gente intorno alla Verità, stabilendo regole di mutuo soccorso fondate sul principio della carità. L’artista londinese ci ha abituati a letture personali riguardo il bisogno di vivere in comunione, come una “chiesa”. Per capirlo basterebbe ascoltare il brano “The Church” dall’album sconosciuto del 2004 “Chlorine Dreams”.

Mika – Origin of love

Nel brano c’è il finto canto in latino “Padre nostrum, deus machismo / Padre deus, deus machismo”. Mika dichiara in un’intervista a XL di Repubblica (settembre 2012, p. 63): Volevo scrivere il brano più viscerale che fosse stato mai scritto; una canzone religiosa e antireligiosa. Volevo dire “Dio ti odio” e “Bruciamo la Bibbia!”, e allo stesso tempo, cantare “Dio ti ringrazio!” e aggrapparmi alla fede quasi fosse l’unica cosa rimasta. Chiaro, no?

Franco Battiato – Passacaglia

La critica ha massacrato l’ultimo lavoro di Franco Battiato, “Apriti Sesamo”. Al contrario, è un album bello da ascoltare, testi da leggere con attenzione perché ricchi di senso. Forse uno scivolone c’è in “Testamento”, lì dove Battiato parla d’una presunta reincarnazione annunciata da Cristo ai suoi discepoli. Parlare di resurrezione della carne non vuol dire reincarnarsi, e al maestro converrebbe leggere qualche manuale di Escatologia… L’intero album merita ascolti copiosi. Nella playlist includo “Passacaglia” perché si canta la ricerca di un’esistenza, pigiando sull’acceleratore del proprio processo interiore.

The Killers – Carry me home

Brandon Flowers con i suoi Killers ci ha abituato a liriche potenti e spirituali, lui fervente fedele mormone (il Bono Vox del terzo millennio). In “Battle Born” non mancano i riferimenti al cristianesimo, ma sono meno evidenti. Piuttosto i brani sono legati l’uno all’altro dal bisogno di consolidare gli affetti, di continuare a sperare in qualcosa e in Qualcuno, mettendo a fuoco cosa è più importante nella vita anche di una rockstar. Nella versione deluxe dell’album, si nasconde il brano più bello e significativo, “Carry me home” (simile al brano dei Soulsavers di cui sopra). I versi: Quando ti autodistruggi finisci di cercare un barlume di speranza / C’è un altro posto in cui posso vincere? / C’è qualcos’altro grazie a cui io possa ricominciare? / Dalla sommità della vetta / Agli scarti in fondo alla stanza / Non avrò mai più paura.

Linkin Park – Lost in the echo

Un brano che può trarre in inganno per il modo drammatico in cui è cantato (tipico dei Linkin Park) e per come il brano è stato visualizzato, forse uno dei videoclip più brutti dell’anno. “Lost in the echo” invece è la canzone del riscatto, invita a credere in se stessi e ad andare avanti, nonostante tutto e tutti. Chester Bennington e Mike Shinoda cantano: Non faccio marcia indietro non abbandono / Non mi piego e non mi inchino / Non dò di spalle, non so come si fa / Non mi importa dove siano i nemici / Non posso essere fermato, tutto ciò che so è fare del mio meglio.

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