Ora la tecno cristiana tira il collo al rock

Il Christian Rock ormai non sorprende nessuno. È entrato prepotentemente nei gusti degli adepti delle nuove chiese cristiane, condizionando il mercato discografico mondiale. Influenza le Major, oggi attente a far scrivere e cantare il nome di Dio nelle canzoni di musica contemporanea. Negli ultimi anni si assiste a un proliferare di testi spirituali, artisti che si convertono e cantano il loro amore al Signore. Prima, molto tempo prima, Gesù era preso di mira. I motivi? Mercato, mercato, mercato. Nulla di ideologico, solo un fatto di soldi. Prendersela col Padre eterno era “in”, schitarrare testi biblici invece “out”.

Usando un linguaggio da perfetto blogger che pensa di sapere tutto, più di tutti e prima di tutti (che pallide sensazioni), dovrei aggiungere al termine “Christian” generi come folk – pop – ‘r’n’b – rap – soul etc. La cosa è nota ai più. Finora mai il genere “dance” è stato accostato alla musica ispirata e suonato da congreghe, chiese e movimenti per avvicinare le frange più diffidenti e ostili dei giovani. Negli anni novanta in Italia c’erano le “Cristoteche” (poche per la verità), un’azione pastorale ardita ma sbagliata: i sacerdoti devono fare ciò che compete al loro ministero e nei luoghi più opportuni.

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