Carmen Consoli e una sconcertante prova di qualunquismo

Ieri, con il solito ritardo, è arrivato il numero di settembre del magazine “Rolling Stone”. Numero dedicato a Patti Smith, verso cui nutro amore e devozione. In copertina la sua faccia e una frase che mi ha rallegrato: Quando ho visto Papa Luciani, ho provato amore per lui e so che lui ha provato amore per me. Più volte ho scritto della fede cristiana di Patti, lei figlia di Testimoni di Geova, ma attratta dal cattolicesimo grazie agli insegnamenti, alla dolcezza e alla paternità di Papa Giovanni I. Apro la rivista e mi appare subito il servizio dedicato a Nina Hagen, “Gesù è mio amico” (pag. 107). Casualità o un segno? L’occasione è il nuovo disco gospel della cantante punk, “Personal Jesus”, artista folgorata dalla Luce sulla via di Damasco, strada sempre più intasata da cantanti in crisi d’identità. Bene. Incollati due segnalibri sulla rivista per dare priorità alla lettura dei due servizi, corro in edicola e compro “XL” di Repubblica, altro magazine musicale. Sfoglio e freno bruscamente a pagina cinquantuno su “Cartoline”, rubrica curata da Carmen Consoli. La cantante risponde alle lettere e mail dei lettori di “XL”. Il titolo mette a dura prova la stima finora provata per la cantautrice: “La chiesa romana cattolica con i suoi dogmi frena la crescita del paese”.

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