Dall’Inghilterra il gospel-post punk dei Poors of Reign

Siamo soliti citare il brano Personal Jesus dei Depeche Mode come termine di paragone riguardo la spiritualità espressa in una canzone. La ricerca disperata di Dio e della sua Provvidenza è la caratteristica peculiare della tensione religiosa nel pop e nel rock. Il dolore è il tòpos che distingue l’investigazione religiosa in tutta la musica contemporanea. Si vuole una trascendenza, una persona che salvi dalla solitudine o che soddisfi le voglie più strane. Che sia un dio minore dai poteri straordinari o il Cristo che si è rivelato e incarnato non importa, purché offra a buon mercato ciò che noi cerchiamo. Di una divinità parla pure un brano dei Poors of Reign, una band post-punk inglese di Manchester in auge nei primi anni novanta – stesso periodo di Violator, album culto dei Depeche Mode – ma di cui si sono perse le tracce, non resta molto di loro in rete. Difficile reperire la loro musica. La band battezzata con una citazione biblica, i poveri del Regno di Dio, categoria di cui parla Gesù nel discorso delle Beatitudini, vedi il libro di san Matteo al capitolo 5 e il testo di san Luca al capitolo 6. Curiosa la scelta del nome e il testo della canzone: un lui ordinario si offre come spirito guida a una lei, in alternativa a un Dio che non può proteggere dal male. Entrambi in cerca dell’amore e circondati dall’oscurità. Canzone assai semplice, un brano punk (quasi new wave) inaspettatamente tenero, un gospel atipico che evidenzia il bisogno di essere qualcosa per qualcuno, un Dio personale in grado di salvare, guidare e redimere.

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Morte e risurrezione nel video più bello

Il 14 aprile 2006 andava in onda “Manchester Passion” (la Passione di Cristo a Manchester) sulla terza rete televisiva della BBC. Era il Venerdì Santo e la rete di stato britannica realizzò un musical religioso con le canzoni più famose delle rock band di Manchester e non solo. Tra i protagonisti di “Manchester Passion” (guardalo su YouTube) la talentuosa Denise Johnson nel ruolo della Vergine Maria, già Primal Scream nel celebre album “Screamadelica”; Tim Booth, leader e vocalist degli James, nei panni di Giuda. Fu un colpo di genio degli autori associare “Love Will Tear Us Apart” dei Joy Division alla scena biblica dell’Ultima Cena, “I Am The Resurrection” degli Stone Roses alla Resurrezione di Cristo o “Search For A Hero” dei M People a Maria che meditava su quel Figlio prossimo alla crocifissione. Lo “spettacolo” includeva la processione di una croce  per le vie della città. In diretta nazionale, la finzione teatrale si alternava alle testimonianze dei giovani in corteo che esaltavano la positività del sacrificio di Cristo crocifisso. La musica contemporanea mai è stata così vicina alla fede religiosa.

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Una playlist per Papa Francesco

Per gioco ho scovato brani dal mio iPod per metterli in parallelo con alcuni temi discussi dal Papa nel suo primo anno di pontificato. Ho compilato così una playlist involontaria. Le sette canzoni in lista sono associate ad alcuni pensieri del Pontefice – scritti in corsivo e che cantano della povertà, della dignità dell’uomo, dell’attenzione ai peccatori, della spiritualità francescana di cui è intriso il suo papato, della vicinanza ai carcerati, della preghiera, della speranza e tanto altro ancora. Buona meditazione.

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