Ora la tecno cristiana tira il collo al rock

Il Christian Rock ormai non sorprende nessuno. È entrato prepotentemente nei gusti degli adepti delle nuove chiese cristiane, condizionando il mercato discografico mondiale. Influenza le Major, oggi attente a far scrivere e cantare il nome di Dio nelle canzoni di musica contemporanea. Negli ultimi anni si assiste a un proliferare di testi spirituali, artisti che si convertono e cantano il loro amore al Signore. Prima, molto tempo prima, Gesù era preso di mira. I motivi? Mercato, mercato, mercato. Nulla di ideologico, solo un fatto di soldi. Prendersela col Padre eterno era “in”, schitarrare testi biblici invece “out”.

Usando un linguaggio da perfetto blogger che pensa di sapere tutto, più di tutti e prima di tutti (che pallide sensazioni), dovrei aggiungere al termine “Christian” generi come folk – pop – ‘r’n’b – rap – soul etc. La cosa è nota ai più. Finora mai il genere “dance” è stato accostato alla musica ispirata e suonato da congreghe, chiese e movimenti per avvicinare le frange più diffidenti e ostili dei giovani. Negli anni novanta in Italia c’erano le “Cristoteche” (poche per la verità), un’azione pastorale ardita ma sbagliata: i sacerdoti devono fare ciò che compete al loro ministero e nei luoghi più opportuni.

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Carmen Consoli e una sconcertante prova di qualunquismo

Ieri, con il solito ritardo, è arrivato il numero di settembre del magazine “Rolling Stone”. Numero dedicato a Patti Smith, verso cui nutro amore e devozione. In copertina la sua faccia e una frase che mi ha rallegrato: Quando ho visto Papa Luciani, ho provato amore per lui e so che lui ha provato amore per me. Più volte ho scritto della fede cristiana di Patti, lei figlia di Testimoni di Geova, ma attratta dal cattolicesimo grazie agli insegnamenti, alla dolcezza e alla paternità di Papa Giovanni I. Apro la rivista e mi appare subito il servizio dedicato a Nina Hagen, “Gesù è mio amico” (pag. 107). Casualità o un segno? L’occasione è il nuovo disco gospel della cantante punk, “Personal Jesus”, artista folgorata dalla Luce sulla via di Damasco, strada sempre più intasata da cantanti in crisi d’identità. Bene. Incollati due segnalibri sulla rivista per dare priorità alla lettura dei due servizi, corro in edicola e compro “XL” di Repubblica, altro magazine musicale. Sfoglio e freno bruscamente a pagina cinquantuno su “Cartoline”, rubrica curata da Carmen Consoli. La cantante risponde alle lettere e mail dei lettori di “XL”. Il titolo mette a dura prova la stima finora provata per la cantautrice: “La chiesa romana cattolica con i suoi dogmi frena la crescita del paese”.

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