Dall’Inghilterra il gospel-post punk dei Poors of Reign

Siamo soliti citare il brano Personal Jesus dei Depeche Mode come termine di paragone riguardo la spiritualità espressa in una canzone. La ricerca disperata di Dio e della sua Provvidenza è la caratteristica peculiare della tensione religiosa nel pop e nel rock. Il dolore è il tòpos che distingue l’investigazione religiosa in tutta la musica contemporanea. Si vuole una trascendenza, una persona che salvi dalla solitudine o che soddisfi le voglie più strane. Che sia un dio minore dai poteri straordinari o il Cristo che si è rivelato e incarnato non importa, purché offra a buon mercato ciò che noi cerchiamo. Di una divinità parla pure un brano dei Poors of Reign, una band post-punk inglese di Manchester in auge nei primi anni novanta – stesso periodo di Violator, album culto dei Depeche Mode – ma di cui si sono perse le tracce, non resta molto di loro in rete. Difficile reperire la loro musica. La band battezzata con una citazione biblica, i poveri del Regno di Dio, categoria di cui parla Gesù nel discorso delle Beatitudini, vedi il libro di san Matteo al capitolo 5 e il testo di san Luca al capitolo 6. Curiosa la scelta del nome e il testo della canzone: un lui ordinario si offre come spirito guida a una lei, in alternativa a un Dio che non può proteggere dal male. Entrambi in cerca dell’amore e circondati dall’oscurità. Canzone assai semplice, un brano punk (quasi new wave) inaspettatamente tenero, un gospel atipico che evidenzia il bisogno di essere qualcosa per qualcuno, un Dio personale in grado di salvare, guidare e redimere.

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