Intervista a Francesco D’Acri

Francesco, la prima domanda che mi viene spontanea è una soltanto: quanto ti è costato incidere un disco di cover?

Sinceramente poco. L’idea di fare questo disco è nata dalla mia esperienza live. Sono anni, infatti, che ispirandomi ai folk singer ed ai buskers come Glen Hansard suono in giro per i locali e per le strade della Lombardia, proponendo cover e canzoni mie. Spesso la gente mi ringrazia per come ho interpretato questa o quella canzone ed allora ho deciso di fare un disco di cover. È stato quasi un passaggio obbligato. Quello che mi è costato veramente fatica è stato riuscire a ricreare su disco l’intensità di una interpretazione live, considerando anche che le voci le ho registrate in completa solitudine nella taverna di casa. Su brani come “Don’t let us get sick” o “Against the wind”, ad esempio, ho dovuto interiorizzare il significato della canzone per cantarla come se fosse mia… Read More…

Michele Lobaccaro e la messa laica per Don Tonino Bello

Un professore di Scienze delle Comunicazioni presso il seminario di Molfetta insegnò a me studente di non utilizzare mai aggettivi superlativi per giudicare la qualità di un disco, di un film o di un libro. In questo caso devo fare un’eccezione, dimenticando quanto appreso sui banchi di scuola e in una città nota per un vescovo che sconvolse la vita di molti, non solo quella dei cristiani. Il monsignore è Don Tonino Bello, il disco è “Un’ala di riserva. Messa laica per Don Tonino Bello” di Michele Lobaccaro, leader e fondatore dei Radiodervish.

L’album annota, tra le tante, le collaborazioni di Franco Battiato e di Caparezza, cresimato da Don Tonino Bello (lo rivela Lobaccaro nell’intervista). Read More…

Teresa De Sio e la Madonna della munnezza

Partiamo da “Sacco e Fuoco”, la tua ultima fatica discografica. Da sacerdote lo spiego come un disco di passione, morte e resurrezione, che trasfigura il dolore della tua città, Napoli, e sollecita i più giovani a riprendersi una terra e un futuro che gli appartiene.
Assolutamente!

E con piacere, mi sono accorto di una tua affinità intellettuale con lo scrittore Roberto Saviano. Ma Napoli e i giovani napoletani, dopo il disco “Sacco e Fuoco” e il libro “Gomorra”, quanto e come sono cambiati?
Quanto e come non lo so, non ho il metro esatto della situazione. Ma ogni volta che un’artista e uno scrittore come Saviano toccano dei temi incandescenti, con amore e conoscenza verso una città come Napoli e il nostro Meridione (luoghi meravigliosi e terribili), l’opinione pubblica comincia ad interessarsene. Tante cose prima passavano inosservate e rimanevano sopite, ora invece creano scalpore e rumore. C’è una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini, anche nei giovani napoletani di buona volontà. Ma non possiamo dire che le cose stanno cambiando perché ne abbiamo preso solo coscienza. Diciamo che il “paraviso ‘n terra” bisogna costruirlo con coraggio, passione, fiducia. E pazienza.

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