Teresa De Sio e la Madonna della munnezza

Partiamo da “Sacco e Fuoco”, la tua ultima fatica discografica. Da sacerdote lo spiego come un disco di passione, morte e resurrezione, che trasfigura il dolore della tua città, Napoli, e sollecita i più giovani a riprendersi una terra e un futuro che gli appartiene.
Assolutamente!

E con piacere, mi sono accorto di una tua affinità intellettuale con lo scrittore Roberto Saviano. Ma Napoli e i giovani napoletani, dopo il disco “Sacco e Fuoco” e il libro “Gomorra”, quanto e come sono cambiati?
Quanto e come non lo so, non ho il metro esatto della situazione. Ma ogni volta che un’artista e uno scrittore come Saviano toccano dei temi incandescenti, con amore e conoscenza verso una città come Napoli e il nostro Meridione (luoghi meravigliosi e terribili), l’opinione pubblica comincia ad interessarsene. Tante cose prima passavano inosservate e rimanevano sopite, ora invece creano scalpore e rumore. C’è una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini, anche nei giovani napoletani di buona volontà. Ma non possiamo dire che le cose stanno cambiando perché ne abbiamo preso solo coscienza. Diciamo che il “paraviso ‘n terra” bisogna costruirlo con coraggio, passione, fiducia. E pazienza.

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L’impresa di Brunori Sas

“Ginocchia sbucciate, palloni bucati e ragazzi di provincia. Il mare d’inverno e le cotte d’agosto. Pugili e fiorellini stracciati”. È l’oggetto sociale della Brunori Sas, impresa musicale guidata dal capo mastro Dario Brunori, laureato in ingegneria e votato alla musica cantautorale, quella nuova che s’affaccia sui palcoscenici di piazze, club e teatri, evitando con cura spettacoli televisi dal talento “mordi e fuggi”. E dire che Dario ha familiarità col mezzo televisivo: collabora con Rai Trade ed altre angezie per la realizzazione di sigle per telefilm.

Avevo letto di lui sulle riviste musicali e pagine web più blasonate della nazione: XL Repubblica, Mucchio, Ondarock, Rockerilla e tanti altri. Poi arriva il consiglio d’una parente che quasi mi obbliga ad ascoltare il suo disco “Vol. 1”, specie perché persona conosciuta direttamente. Galeotta fu una vacanza al mare a Guardia Piemontese, un paese della provincia di Cosenza. Era l’estate del ‘92. Non ricordavo di averlo conosciuto (Dario è di Guardia) ma certo non lo scorderò ora che ho apprezzato il suo album, meritevole del Premio Ciampi per il miglior disco d’esordio del 2009.

Il paragone con Rino Gaetano prima o poi gli andrà stretto, nonostante i necessari riferimenti nel disco “Vol. 1″ a maestri come Gaetano e De Gregori (nella costruzione sarcastica dei testi ricorda  Enzo Jannacci). Il ragazzo si farà grazie a quel suo modo di urlare le pubbliche virtù e i vizi privati degli italiani e di cantare la straordinarietà di un microcosmo altrimenti normale, in cui tutti riusciamo a identificarci.

Parlando con lui in un’intervista telefonica, ho subito intuito l’ironia e l’intelligenza di un ragazzo di Calabria che scherza pure su un tema difficile come la fede in Dio, professando in maniera schietta la laicità del pensiero e della sua scrittura.

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