Teresa De Sio e la Madonna della munnezza

Partiamo da “Sacco e Fuoco”, la tua ultima fatica discografica. Da sacerdote lo spiego come un disco di passione, morte e resurrezione, che trasfigura il dolore della tua città, Napoli, e sollecita i più giovani a riprendersi una terra e un futuro che gli appartiene.
Assolutamente!

E con piacere, mi sono accorto di una tua affinità intellettuale con lo scrittore Roberto Saviano. Ma Napoli e i giovani napoletani, dopo il disco “Sacco e Fuoco” e il libro “Gomorra”, quanto e come sono cambiati?
Quanto e come non lo so, non ho il metro esatto della situazione. Ma ogni volta che un’artista e uno scrittore come Saviano toccano dei temi incandescenti, con amore e conoscenza verso una città come Napoli e il nostro Meridione (luoghi meravigliosi e terribili), l’opinione pubblica comincia ad interessarsene. Tante cose prima passavano inosservate e rimanevano sopite, ora invece creano scalpore e rumore. C’è una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini, anche nei giovani napoletani di buona volontà. Ma non possiamo dire che le cose stanno cambiando perché ne abbiamo preso solo coscienza. Diciamo che il “paraviso ‘n terra” bisogna costruirlo con coraggio, passione, fiducia. E pazienza.

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