“Prete in automobile”: ep. 7

Porto l’auto presso il lavaggio di fiducia. Dopo tanto girovagare per mezza Italia, dopo un check-in dal gommista, arriva il momento del “bagnetto felice” per la macchina. Arrivo e aspetto sotto l’ombrellone del bar interno. Comincia ad arrivare gente e mi scambiano per il barista. Chiarisco subito il commander viagra pour homme femme fraintendimento. Mi tuffo sull’iPhone e comincio a smanettare, a linkare, a scambiare mail eccetera eccetera. I clienti del lavaggio continuano a chiedermi se è possibile lavare l’auto “dentro e fuori”, dove parcheggiarla e via così per tutta la mattinata. Mi guardo intorno e mi accorgo che il personale dell’autolavaggio è ridotto di numero. Allora… reggo la parte, mi fingo il capo del lavaggio e comincio a dare indicazioni ai clienti. Fila tutto liscio.

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“Prete in automobile”: episodio 6

Questa mattina ho lasciato la Fiat Punto di seconda mano nel parcheggio del convento, deciso a compiere nella prima metà della giornata i soliti 5500 passi. Corrispondono a 4 km, a piedi percorro sette chilometri quasi tutte le mattine. Le passeggiate servono per tonificare i muscoli, il cuore soprattutto, rallegrano lo spirito. La luce del sole stimola il rilascio di serotonina, il più potente antidepressivo naturale e tanta vitamina

D di cui sono carente, causa lunghe soste davanti lo schermo di un pc o di un telefonino. Avevo bisogno di schiarirmi le idee. Ho la testa pesante, abbisogno di “leggerezza” e di sane distrazioni.

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“Prete in automobile”: episodio 5

Un sabato mattina, qualche giorno fa. Faccio ritorno in Calabria, dove vive la mia famiglia, a Bisignano (Cosenza). I luoghi di Provincia bisogna citarli. Dovrebbero essere un motivo di vanto e non di vergogna. Bisignano è un luogo di circa 10.000 abitanti, un agglomerato di case e di persone uguale ad altri agglomerati di case e di persone sparsi nella penisola.

Varco la soglia di casa dopo essere stato leccato e accolto dal pastore tedesco di famiglia. Poggio la borsa nella camera da letto e saluto velocemente la mamma, mentre “butto un fischio” a papà indaffarato con i pomodori dell’orto. Mi rimetto in macchina per raggiungere il centro del paese.

Lì mio fratello Christian ha riaperto il bar più antico della città. Al viale – e nel bar allocato proprio al centro della piazza – trovo sempre qualche conoscente con cui scambiare quattro chiacchere. La stima e l’affetto che i compaesani mostrano nei miei riguardi è pari alla quantità industriale di caffè che insistono nel volermi offrire. Gli amici di un tempo sono quasi tutti emigrati al Nord.

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