Eugenio Finardi, l’uomo cantante

Tra teatro e musica classica, passando per il blues, il rock e la poesia: un’artista completo, non convenzionale, lontano dalle regole del mercato discografico, coraggioso perché osa squarciare il velo dell’apparenza.

È il ritratto di Eugenio Finardi, autore ed esecutore della musica colta in Italia. Protagonista fin dagli anni Settanta della scena alternativa e ancora in sella per cavalcare sentieri artistici poco esplorati, Finardi ha dimostrato d’essere capace di eseguire generi diversi e forse tra loro incompatibili, ma legati dal filo rosso di una sperimentazione sincera e curiosa di tutto ciò che è arte.

Finardi ne darà nuovamente prova esibendosi in concerto al Festival Biblico di Vicenza con il giovane artista vicentino Luca Bassanese in Piazza dei Signori la sera di sabato 28 maggio. Un concerto tra “due generazioni” che rivaleggiano in freschezza. Nella discografia di Finardi c’è un climax attraverso cui l’artista sale verso le più alte vette della conoscenza dell’uomo e di tutto ciò che lo riguarda: la società, la malattia, la sconfitta, la ribellione e la metafisica, il dolore, il desiderio, l’amore per la vita.

Nei primi anni Settanta, scrive testi per contestare la società consumista, poi arriva il successo con brani entrati di diritto nel patrimonio della musica leggera contemporanea: “Extraterrestre”, “Musica Ribelle”, “La Radio”, “Le Ragazze di Osaka” e molte altre. Nella seconda metà degli anni Ottanta, mentre la musica italiana d’autore ridiventa popolare riproponendo testi con la rima “cuore – amore”, Finardi pubblica “Il Vento di Elora”, album pop-rock ancora attuale, inquieto, doloroso e viscerale.

La ricerca di un posto e di un ruolo nel Tutto sposterà l’interesse di Eugenio verso tematiche religiose, servendosi di liriche e di melodie scritte da altri compositori e autori. Forse non tutti sanno che Eugenio, già dai suoi primi anni di attività artistica, rielabora continuamente e a modo suo il canto spiritual “Motherless Child”. Per trattare la questione di Dio sceglierà “One of Us” di Joan Osborne. La canzone è il tentativo di umanizzare la figura del Creatore, di sentirlo più vicino, di renderlo visibile e riconoscibile, senza alcuna mediazione terrena che potrebbe togliere autenticità al rapporto. Roberto Vecchioni, in un articolo pubblicato sul quotidiano Avvenire, giudica l’interpretazione di Finardi come «l’ennesimo dialogo indiretto con Dio, dove l’umanizzazione è chiaramente proposta come un’ipotesi».

Negli ultimi anni, Finardi ha mostrato insofferenza riguardo la più classica forma canzone. Tre minuti sembrano non bastare più per rappresentare ciò che recepisce nei vari progetti culturali a lui offerti. La crisi discografica lo ha liberato dallo stereotipo di rockstar dannata e inquieta, e ha dimostrato più volte di poter fare a meno di case discografiche blasonate. Negli anni Ottanta fiancheggiava Vasco Rossi nelle classifiche di vendita, in seguito ha saputo rilanciare la sua carriera tornando alle sue origini, il teatro. Una combinazione di parole, gesti, vocalità tramite cui viene messo in scena ogni suo spettacolo.

Al Festival Biblico di Vicenza si confronterà sul palco con l’artista credente Luca Bassanese. Cosa già successa al Meeting di Rimini nel 1996. A chi paventava una sua incompatibilità con le idee di Comunione e Liberazione (organizzatore dell’evento), così rispose: «Forse proprio perché non trovo la fede dentro di me, pur essendo sinceramente rispettoso di quelli che ce l’hanno ed essendo come loro convinto dell’importanza di offrire alla società esempi positivi, sono un interlocutore stimolante per i credenti». Incalzato dalle domande dei giornalisti, mostrò di essere comunque un uomo innamorato di una vita piena di valori, vero punto di contatto con il mondo cattolico: «Sento di condividere i valori dell’onestà, dell’altruismo, dell’empatia, che sono patrimonio comune di tutte le tradizioni religiose».

Accadrà di nuovo, per nostra fortuna.

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