Il manifesto del blog


Arena dei Rumori è il luogo delle mie vacanze, non un mezzo per evangelizzare. Comunicare è un fatto istintivo e mi piace scrivere di musica. I social sono ambienti chiusi, lì bisogna sintetizzare le idee e sorprendere per essere visti. Qui tutto è più lento, personale, benedettamente noioso e libero.

Per circa venti anni ho curato con discrezione l’amore verso la musica, lasciando spazio ad altro nella vita religiosa: la preghiera, lo studio, il lavoro informatico, l’attività di ghostwriter, le responsabilità nelle curie generali e provinciali dei Passionisti, l’apostolato missionario. Adesso sono parroco e responsabile per la formazione degli insegnanti di religione della diocesi cosentina.

Scrivo per ispirazione e solo quando ho qualcosa da comunicare. Un blog però ha bisogno di essere periodicamente aggiornato. Occorre dunque sacrificio, pazienza e disciplina. La presenza in internet di un prete che analizza un certo tipo di musica è legittimato da quanto dice Papa Francesco: abitare le frontiere culturali di questo mondo. La Chiesa va avanti, si spinge lì dove forse altre istituzioni non guarderebbero neanche. Francesco dice ai religiosi consacrati di andare, abitare e attraversare le frontiere, diventando amici dei poveri e creando ponti e vincoli con i diversi. Diversi da quanti ascoltano musica convenzionale.

Ci provo ad armonizzare l’attività di blogger nel ministero sacerdotale. Nel frattempo sono trascorsi molti anni dall’apertura dell’Arena dei Rumori. Troverò mai un punto di equilibrio? Un passionista è educato a “nascondersi al mondo” e a non inseguire la popolarità, tentazione cui è facile cadere quando le idee condivise in internet arrivano in ambienti altrimenti inaccessibili. Con un po’ di incoscienza, continuerò ad urlare la Parola sul web scrivendola, ad abitare la rete in modo precario e lieto tra lo scetticismo dei vicini e la curiosità dei lontani, guidando il cuore verso la vita eterna.

Avanti allora.

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