La tua immagine è tutto ciò che posso sentire e comprendere

23 giugno 2015. Dopo circa un anno e mezzo, faccio ritorno nella chiesa “San Domenico” di Molfetta (Bari) per un incontro con i giovani della parrocchia. L’ultima volta li trovai su Facebook, dopo una previa preparazione con i responsabili del gruppo, durante una missione al popolo dei Passionisti nel marzo 2014. Pubblicarono musica e opinioni in coda a un post sul mio profilo. Scrissi poi il report di quello che fu un esperimento ben riuscito: La missione possibile su Facebook. Coinvolsero amici – nella missione mai incontrati faccia a faccia – lì presenti con i commenti e le canzoni più rappresentative del loro mondo emozionale, i dischi che più ascoltavano e che proponevano durante un incontro dagli esiti imprevedibili. Sui social comunicarsi è tremendamente vero e veloce e visibile. Le tre “V”. Così ho ripetuto l’esperienza.

I ragazzi dell’anno scorso non ci sono quasi più, segno che legarli a una comunità “fisica” non è semplice. Davanti a me ho nuovi ragazzi e qualche “vecchia” conoscenza. Per la cronaca, ventitré i partecipanti, e solo una minima parte frequenta abitualmente la parrocchia e i sacramenti come la Confessione e la Santa Messa. I numeri però non contano. Ero pronto a dialogare anche con un solo giovane, sicuro di “pescare” altri ragazzi in rete.

Stavolta utilizzo le immagini, le fotografie e i “selfie” per interagire. C’è una canzone dei Cure che potrebbe spiegare la scelta, Picture Of You (in cima al post una cover di Class Actress): “I almost believe that the picture are all I can feel” (Credo quasi che le immagini siano tutto ciò che posso sentire). Niente di più vero. Una foto esprime molto della vita di un giovane, a volte più delle parole, più di quanto la persona stessa voglia rivelare.

Dunque, dopo un giro breve di conoscenza reciproca e di richiesta di amicizia sul web, chiedo di postare (senza alcun obbligo di farlo) sulla mia bacheca immagini che evocassero il valore dell’amicizia. Un modo per comprendere l’Eucarestia e quanto essa assomigli alla nostra vita quotidiana perché dono, sacrificio, rinascita, amore e misericordia.

L’incontro si fa subito confidenziale. Quando qualcuno dei presenti pubblica una foto con una piccola didascalia per spiegarne il senso, seguono le risonanze che arricchiscono la comunicazione e rivelano l’identità e le intenzioni di questi ragazzi. Il punto d’arrivo fondamentale dell’incontro: l’opportunità di parlare di sé e di ascoltare gli altri, di dialogare e di aiutarsi a vicenda.

Avanti così per un’ora e mezza. Avremmo potuto continuare ad oltranza perché rilassati, a nostro agio e con la voglia di esprimere i sentimenti più intimi. Abbiamo capito di essere “eucaristici”, persone riconoscenti e con il bisogno di amare e di essere amati, di donarsi e di perdonare, nonostante le resistente e l’orgoglio ferito.

Le vicende personali – anche le più dolorose – sono state scritte (processo di interiorizzazione), accolte (capacità di ascolto dell’altro) e commentate (condivisione e partecipazione). Un raro esercizio umano.

Ho terminato dicendo ai ragazzi: “Grazie”. Grazie davvero. I giovani bisogna ringraziarli sempre, quando rimangono in silenzio o se partecipano aprendosi a uno sconosciuto, prete o educatore (che parolona). Sono protagonisti di vicende che bisognerebbe conoscere meglio e apprezzare. Come l’Eucarestia.

Clicca qui per visualizzare l’incontro su Facebook

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