Parlare dell’esperienza religiosa ai nostri contemporanei, in che modo?

Un interrogativo ricorrente negli ultimi anni è quello sul linguaggio religioso. Come parlare dell’esperienza religiosa in modo da renderla rilevante per i nostri contemporanei? Qual è il linguaggio che può offrire all’annuncio della fede una ritrovata e necessaria freschezza? Come rompere con le forme di espressione che hanno perso leggibilità e si sono consunte con l’andar del tempo? È un dibattito di importanza non secondaria, poiché sgorga da un problema fulcrale: quello della trasmissione. Si tratta, evidentemente, di un dibattito che richiede contributi da aree diverse, ma che rappresenta uno dei casi in cui trovo fondamentale ascoltare gli artisti. Ricordo, per esempio, il lavoro pioniere della suora americana Corita Kent. Contemporanea di Andy Warhol e di Rauschenberg, è stata forse la prima artista a introdurre una dimensione religiosa nella Pop Art, ma anche a esplorare il linguaggio della pop art come possibilità per dire Dio. In una scuola di religiose di Los Angeles, Corita utilizzava la tipografìa commerciale e il grafismo della pubblicità per comunicare. Questo il suo stile: ritagliare, incollare e ricomporre il prolifico arsenale della cultura popolare tentando di individuare, ovunque esso fosse, un messaggio di spiritualità. Guardava i pannelli pubblicitari come fossero parabole, e diceva: «Gloria a Dio per i paesaggi urbani: trasudano di segni».

“Proprio ora proprio qui” di José Tolentino Mendoça

Avvenire, 3 marzo 2017

Leonard Cohen e quel crocefisso vilipeso

“Come un uccello sul filo, come un ubriaco in un coro di mezzanotte, ho provato a modo mio ad essere libero”. È un passaggio di Bird On The Wire di Leonard Cohen, un ebreo non osservante, uno spirito libero e inquieto che semina chiunque tenti di spiegare la sua poesia. Cohen nasce in Canada il 1934, adolescente suona il folk e il country, studia letteratura scrivendo raccolte di poesie. La prima “Let Us Compare Mythologies” pubblicata nel 1956 dopo gli studi universitari alla McGill University di Montreal. Si trasferisce a New York, frequenta il Greenwich Village, la mecca del folk americano, e in quella fucina di talenti (Dylan e Paul Simon) inizia a musicare i suoi poemi.

Sull’isola greca di Hydra scrive “The Spice-Box Of Earth” e il suo primo romanzo “The Favourite Game”, tradotto e pubblicato in Italia nel 1975 con il titolo “Il gioco preferito”. Storia autobiografica di Lawrence Breavman – figlio di un’antica famiglia ebrea di Montreal – in cui s’interroga sulla morte, l’amore e la guerra, quesiti esistenziali diluiti poi nelle sue canzoni. Segue il racconto “Beatiful losers” nel 1966, dopo aver pubblicato “Flower For Hitler” e altre poesie in “Parasites of Heaven” che include “Suzanne”, testo riproposto nella forma-canzone da Judy Collins (inciderà anche “Dress Rehearsal Rage”). Il brano più coverizzato del repertorio di Cohen, insieme ad Halleluja.

Read More…

Classifica del 2016

Riassumo il 2016 mescolando la musica ascoltata ai libri letti, dunque non solo brani vicini alla spiritualità ma un listone di storie letterarie e musicali che si assomigliano. Non rivelerò le trame dei libri qui citati. Le riflessioni invece sì, specie quelle ruminate dopo una lettura e sintetizzate in una canzone. Forse capirai poco le associazioni perché personali, intime. Lo stesso ti auguro buona lettura e un felice 2017.

L’uomo del futuro – Eraldo Affinati / “The Idea Of You” – Nine Inch Nails 

Leggere “L’uomo del futuro” di Eraldo Affinati è stato come guardarsi allo specchio. È citato un episodio che ha coinvolto i passionisti, la famiglia religiosa cui appartengo. La risposta di un confratello a una proposta di Affinati mi ha scosso. L’immobilismo pastorale che traspare in quell’orribile frase fu il motivo per cui decisi, contro il parere di tutti, di lasciare una poltrona comoda nella curia generalizia romana e di ripartire da zero. (Se c’è un purgatorio in terra deve avere le sembianze del mio ex ufficio a Roma). Tornai nel sud Italia dopo vent’anni di vita religiosa e dieci anni di ministero sacerdotale, con la spinta propulsiva degli insegnamenti di Papa Francesco e dopo un lungo discernimento con un confessore. Sono ancora un passionista e ora parroco in una porzione piccola della Calabria. Non scriverò nulla in più, se ho suscitato la tua curiosità meglio leggere il libro. L’agire profetico di don Lorenzo Milani mi rese consapevole della “perdita” cui tutti i consacratati sono chiamati, fu lui ad aprirmi gli occhi sul destino che mi attendeva se non avessi lasciato Roma per una periferia qualunque.

Don Lorenzo purificó la mia vocazione religiosa e sacerdotale, ebbi una seconda chiamata leggendo il testo di Neera Fallaci “Dalla parte dell’ultimo”. Con Affinati ho consolidato le mie convinzioni. A tal proposito, nel libro è citata una sua frase: “Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come premio…” Leggendo “L’uomo del futuro” mi sono chiesto: cosa cerco in don Lorenzo, cosa vuole Dio da me e perché si serve di lui per parlarmi? Sono consapevole di essere un servo ma il resto appare confuso. Ho ritrovato quei valori che furono un punto di ripartenza in un momento delicato, capito che la pazzia di don Lorenzo è ancora praticabile sul piano sociale e pastorale. Associo al libro il brano “The Idea Of You” perché ha un testo che non lascia scampo, come don Lorenzo e il racconto di Affinati.

Read More…