Un Papa pop: intervista a padre Granieri


In coincidenza con l’anniversario e, poco prima del prossimo 25 marzo, data in cui Francesco si recherà a Milano, Rolling Stones Italia gli ha dedicato la copertina definendolo un “papa pop”, che chiede ai giovani di “fare chiasso”. Abbiamo intervistato a tal proposito, padre Massimo Granieri un fine conoscitore di cultura e musica contemporanea, offrendoci una gustosa intervista.

Ha mai acquistato Rolling Stones (d’ora in poi, RS)?

Quand’ero più giovane compravo RS nella versione americana, prima che venisse pubblicata la versione italiana­ (2003, ndr.)­ Per i cultori del rock la rivista era uno strumento importante d’informazione: il web ancora non esisteva. Anni fa smisi di acquistarlo, cancellai l’abbonamento, era deludente nei contenuti. Questa volta ho fatto un’eccezione perché c’era Francesco in copertina. Appena acquistato, mentre uscivo dall’edicola, mi è arrivata la richiesta da parte di Parola di Vita per questa intervista. Una strana coincidenza. RS non è la voce autorevole dei giovanissimi. Rappresenta la mia generazione e quelle precedenti alla mia. Il nome fa vendere copie. Sfogliandola si nota subito quanto sia diventata terribilmente commerciale. Privilegia la pubblicità anziché contenuti di qualità. Più che una rivista rock corredata da recensioni, per certi versi ha un taglio glamour. Nella sezione “Rock and Roll” trovi una foto di Katy Perry (Kate Perry!) affiancata a Bruce Springsteen, una pop star con un’icona nella storia della musica mondiale. Tremendo. Basta sfogliarlo rapidamente per rendersene conto.

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John Lennon e il cristianesimo

John Lennon si professava cristiano, conosceva il figlio di Dio, leggeva la Bibbia, c’era un crocifisso in casa sua a Londra. Durante la permanenza nel 1968 in India, lì con i Beatles per apprendere dal maestro Maharishi le tecniche della meditazione trascendentale, John scrive una lettera di risposta a una fan (una certa Beth) in cui si definisce un uomo di fede, citando la Bibbia: “Cara Beth, grazie della lettera e delle tue premure. Se leggi che siamo in India in cerca della pace ecc., non significa che non abbiamo fede in Dio e in Gesù ci crediamo eccome. La meditazione trascendentale non si contrappone ad altre religioni. Si basa sulle verità fondamentali di tutte le religioni, è il denominatore comune. Gesù diceva «Il Regno dei Cieli è dentro di te» (vangelo di Matteo, ndr) – ed è esattamente questo che intendeva – «il Regno dei Cieli è vicino» – non in un remoto tempo futuro, o dopo la morte, ma adesso. Durante il digiuno ecc. nel deserto per quaranta giorni e quaranta notti, Gesù doveva fare qualche forma di meditazione, non stava solo seduto sulla sabbia a pregare, anche se meditare è una forma di preghiera. Spero che quel ti ho detto abbia un senso per te, sono certo che ce l’ha per un vero cristiano, cosa che cerco di essere in tutta sincerità” (a cura di Hunter Davies, Le lettere di John Lennon, Mondadori, pp. 121-122).

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Parlare dell’esperienza religiosa ai nostri contemporanei, in che modo?

Un interrogativo ricorrente negli ultimi anni è quello sul linguaggio religioso. Come parlare dell’esperienza religiosa in modo da renderla rilevante per i nostri contemporanei? Qual è il linguaggio che può offrire all’annuncio della fede una ritrovata e necessaria freschezza? Come rompere con le forme di espressione che hanno perso leggibilità e si sono consunte con l’andar del tempo? È un dibattito di importanza non secondaria, poiché sgorga da un problema fulcrale: quello della trasmissione. Si tratta, evidentemente, di un dibattito che richiede contributi da aree diverse, ma che rappresenta uno dei casi in cui trovo fondamentale ascoltare gli artisti. Ricordo, per esempio, il lavoro pioniere della suora americana Corita Kent. Contemporanea di Andy Warhol e di Rauschenberg, è stata forse la prima artista a introdurre una dimensione religiosa nella Pop Art, ma anche a esplorare il linguaggio della pop art come possibilità per dire Dio. In una scuola di religiose di Los Angeles, Corita utilizzava la tipografìa commerciale e il grafismo della pubblicità per comunicare. Questo il suo stile: ritagliare, incollare e ricomporre il prolifico arsenale della cultura popolare tentando di individuare, ovunque esso fosse, un messaggio di spiritualità. Guardava i pannelli pubblicitari come fossero parabole, e diceva: «Gloria a Dio per i paesaggi urbani: trasudano di segni».

“Proprio ora proprio qui” di José Tolentino Mendoça

Avvenire, 3 marzo 2017