Novità discografiche

Sull’iPod ascolto ripetutamente l’album Ultrapayloaded dei Satellite Party, nuova formazione di Perry Farrell, uno dei pochi e veri rocker rimasti sulla scena. Lo seguo da quando stravolse la scena rock americana con i Jane’s Addiction, la band più rappresentativa del rock anni novanta. (Fu lui a scoprire i Red Hot Chili Peppers). Gustatevi il video di Wish upon a dog star, primo singolo estratto da “Ultrapayloaded”. Nella barra laterale del blog, ho postato alcuni video degli Editors e dei Bright Eyes e le cover dei loro cd appena pubblicati. Altre due band cui vale la pena ascoltare. Enjoy!

Una sera a Bari

Questa sera ho risposto all’invito del gruppo Caritas per festeggiare la chiusura dell’anno sociale parrocchiale. Ne è valsa la pena. Miei commensali Oronzo (nella foto con la maglietta rossa e noto a chi guarda certa televisione regionale) e Padre Patricio (nella foto a destra). Oronzo possiede un vocabolario immenso di parole dialettali ed espressioni tipiche pugliesi, un patrimonio linguistico tale da considerarlo il Devoto-Oli della lingua barese. Ad Oro, lettore assiduo del blog, dedico questo post perché trascorrere con lui una serata vuol dire ridere, ridere e ridere. Visti certi “chiari di luna” è un bene stare accanto a persone capaci di farti sorridere, una virtù umana praticata – inaspettatamente in una pizzeria di Poggio Franco.


Pierpaola

“Quando sei sul punto di morire,
pianterai un ulivo
convinto di vederlo fiorire”


E’ una frase ispirata da “Alla Vita”, una poesia del poeta turco Nazim Hikmet e che dedico in questo blog a Pierpaola. Lei, una ragazza che ho visto crescere nel palazzo in cui coabitavamo, accanto a mia sorella Alessandra. Sabato scorso è volata via in cielo, a soli 26 anni, a causa di una rara forma di cancro. Il mio non vuole essere un elogio post mortem, né un discorso carico di retorica religiosa, risulterebbe inopportuno, quasi offensivo. Facile parlare di resurrezione quando la morte non minaccia le nostre vite, mentre chi soffre in croce ha solo la forza per urlare contro il Cielo. Durante la messa funebre, mi chiedevo quale senso avesse la scomparsa di una ragazza così giovane. “Perché?” domandavo a Dio, comunque certo del premio che avrebbe ricevuto Piera: il Paradiso.

Questa domanda ha bucato lo stomaco della gente accorsa in massa in quel santuario, apparso improvvisamente un luogo gelido e inospitale. Avrei voluto cancellare la disperazione nello sguardo smarrito dei presenti, nelle lacrime silenziose del fratello Gabriele, nella compostezza di Bianca, l’angelo custode di Piera, nei lamenti strazianti dei genitori, persone di una grande dignità e forza interiore. Volevo alleviare un poco il dolore di tutti, ma in che modo?

Di Piera ricordo la sua positività nell’affrontare a viso aperto una terribile malattia. Credeva di poter vivere a lungo, sognava una famiglia, amava alla follia i bambini. Ricordo l’affetto che provava nei confronti di due miei nipoti. Erika e Domenico li considerava allo stesso modo suoi nipotini. Lei era vocata alla famiglia, alla vita. Eppure non ha avuto la possibilità di concretizzare i suoi sogni. Ora non è più in mezzo a noi. E ne sentiamo il vuoto, l’assenza. Piera abita il Cielo per l’eternità, in attesa della resurrezione finale. Un Cielo che non crediamo sia vuoto. Lei ci ha insegnato ad affrontare i pericoli, la stessa morte con coraggio e umiltà. Stanca di soffrire, dopo avere a lungo lottato, desiderava perdersi nelle braccia di sorella morte. E così è stato. Piera ci ha insegnato a vivere fino all’ultima lacrima. Spero che la sua morte non venga mai dimenticata. Passato lo sgomento, si rischia di tornare alla vita di sempre, relegando a un mero ricordo quel bene vissuto grazie a Pierpaola. Non dimentichiamola.

Ciao Piera, ciao.