Pierpaola

“Quando sei sul punto di morire,
pianterai un ulivo
convinto di vederlo fiorire”


E’ una frase ispirata da “Alla Vita”, una poesia del poeta turco Nazim Hikmet e che dedico in questo blog a Pierpaola. Lei, una ragazza che ho visto crescere nel palazzo in cui coabitavamo, accanto a mia sorella Alessandra. Sabato scorso è volata via in cielo, a soli 26 anni, a causa di una rara forma di cancro. Il mio non vuole essere un elogio post mortem, né un discorso carico di retorica religiosa, risulterebbe inopportuno, quasi offensivo. Facile parlare di resurrezione quando la morte non minaccia le nostre vite, mentre chi soffre in croce ha solo la forza per urlare contro il Cielo. Durante la messa funebre, mi chiedevo quale senso avesse la scomparsa di una ragazza così giovane. “Perché?” domandavo a Dio, comunque certo del premio che avrebbe ricevuto Piera: il Paradiso.

Questa domanda ha bucato lo stomaco della gente accorsa in massa in quel santuario, apparso improvvisamente un luogo gelido e inospitale. Avrei voluto cancellare la disperazione nello sguardo smarrito dei presenti, nelle lacrime silenziose del fratello Gabriele, nella compostezza di Bianca, l’angelo custode di Piera, nei lamenti strazianti dei genitori, persone di una grande dignità e forza interiore. Volevo alleviare un poco il dolore di tutti, ma in che modo?

Di Piera ricordo la sua positività nell’affrontare a viso aperto una terribile malattia. Credeva di poter vivere a lungo, sognava una famiglia, amava alla follia i bambini. Ricordo l’affetto che provava nei confronti di due miei nipoti. Erika e Domenico li considerava allo stesso modo suoi nipotini. Lei era vocata alla famiglia, alla vita. Eppure non ha avuto la possibilità di concretizzare i suoi sogni. Ora non è più in mezzo a noi. E ne sentiamo il vuoto, l’assenza. Piera abita il Cielo per l’eternità, in attesa della resurrezione finale. Un Cielo che non crediamo sia vuoto. Lei ci ha insegnato ad affrontare i pericoli, la stessa morte con coraggio e umiltà. Stanca di soffrire, dopo avere a lungo lottato, desiderava perdersi nelle braccia di sorella morte. E così è stato. Piera ci ha insegnato a vivere fino all’ultima lacrima. Spero che la sua morte non venga mai dimenticata. Passato lo sgomento, si rischia di tornare alla vita di sempre, relegando a un mero ricordo quel bene vissuto grazie a Pierpaola. Non dimentichiamola.

Ciao Piera, ciao.

La pelle del mulo

Quattromila persone finite sotto inchiesta della magistratura italiana per aver scaricato illegalmente materiale audiovisivo in internet, utilizzando programmi che permettono il “file-sharing” gratuito come eMule, abbreviazione di electronic MuleMulo elettronico. E’ un software ideato per il sistema Windows il 13 maggio 2002 dal programmatore tedesco Hendrik Breitkreuz. Nel 2007 eMule ha registrato il trecento milionesimo download. Cifra da capogiro che si fatica a quantificare in moneta, pensando ai mancati proventi di dvd e cd musicali finiti in byte e senza costi nei computer di anonimi navigatori web. Un crimine reiterato per centinaia di milioni di volte, secondo le leggi degli stati più industrializzati. Come già scritto nel post precedente, le major discografiche e le case di produzione cinematografica vorrebbero mettere le mani sul mulo elettronico, scuoiarlo e ridurlo in mortadella. Come accadde per Napster il 2000 negli Stati Uniti: le multinazionali della musica trascinarono nelle aule dei tribunali Shawn Fanning, il fondatore pioniere del download gratuito. Fu costretto a vendere la sua creazione, pagando una multa di 25 milioni di dollari per i copyright violati. Ora esiste Napster 2.0, un servizio a pagamento. Riuscirà il nostro mulo ha salvare la pellaccia? Chissà… Scaricare senza autorizzazioni e violando il copyright è ingiusto, è ugualmente un crimine pagare 22 euro un cd o un dvd che a prodotto finito, messi in vendita a 8 euro cadauno, garantirebbero un guadagno del 100% a chi ne detiene i diritti. La questione però è un’altra: provate ad andare in un megastore di dischi, dove una raccolta di John Lennon è incastonata tra un’aspirapolvere e un bracciale contacalorie. Simulate la ricerca dei dischi dei Modest Mouse o dei Church. Vi accorgerete che per la passione musicale non c’è alcun appagamento, gli album tanto attesi non sono in vendita perché poco richiesti. Se possessori di una carta di credito, non rimane che acquistarli in internet, in alternativa bisognerà rassegnarsi ai cd di Cristina Aguilera e ai film dei fratelli Vanzina. Quando non si può comprare un dvd e si vuole rispettare la legge evitando il download in internet, ovunque c’è Blockbuster dove noleggiare un film costa 4.50 euro, l’equivalente del prezzo di un biglietto per il cinema, al mercoledì sera! Il dilemma rimane: praticare il “file-sharing” o no? Ai blogger l’ardua sentenza.

Cancella i tuoi peccati con un click

 

Ora la confessione passa sul web, senza riservatezza alcuna. Negli Stati Uniti, lo sappiamo, c’è chi al mattino si alza e decide di fondare una chiesa nel nome di un Gesù assai lontano dai dogmi cristiani. Si estende così in internet il verbo della Flamingo Road Church che propone un modo nuovo di confessare i peccati, al grido di “Confession is good for the soul” (confessarsi fa bene all’anima). Niente più confessionali in legno ammuffito, né lunghe file al confessionale con l’ansia di non ricordare tutti i peccati e la vergogna di averli commessi. Nessun sacerdote che in nome di Dio e della Chiesa assolve le colpe, nonostante la decisione di Gesù di affidare a Pietro e alla sua Chiesa il potere di farlo in questo mondo (cf. vangelo secondo Matteo 16,19). Le confessioni pubblicate sul sito della Flamingo Road Church sono sconcertanti: gli internauti – nella veste di adepti – accusano peccati sessuali, uso di droga, frode fiscale, tradimenti, persino omicidi. In molti casi non c’è pentimento, vero dolore dei peccati. L’eta media degli utenti comprende giovani dai 16 ai 35 anni, con qualche eccezione.

Come valutare l’iniziativa? Beh… è come sparare sulla Croce Rossa. Questo modo scellerato di confessarsi è virtuale, non reale. Probabilmente gli utenti sul web usano un nickname. E lì dove appare la verità dei fatti, l’accusa dei peccati libera soltanto dal senso di colpa, ma non permette agli utenti di ricevere in cambio il perdono dei peccati, che solo un ministro della Chiesa può impartire verbalmente e non via internet. Nessuna remissione dei peccati, nessuna possibilità di cambiare in meglio la propria vita grazie al sacramento della Riconciliazione. (La citazione evangelica di Matteo ne costituisce il fondamento biblico).