“Prete in automobile”: episodio 3

Lunedì pomeriggio del 13 aprile arrivo a Roma. Avrei potuto girare decine di “clippini” durante il viaggio associandoli a canzoni ascoltate in auto, metafore per spiegare in modo semplice una vita in movimento. Stavolta condivido quello che ho visto e sentito alla fine del tragitto Manduria (Taranto) – Roma.

Passeggiando nel giardino del convento dei Passionisti – colle Celio – mi sono fermato nel punto in cui sostavo quasi tutti i pomeriggi per godere del panorama. C’è il Circo Massimo sulla sinistra, al centro i Fori Imperiali e sulla destra il Colosseo. Lì ho vissuto per tanti anni, gli ultimi due (dal 2011 al 2013) come curiale a servizio della congregazione religiosa cui appartengo. Un po’ incoscientemente lasciai un incarico per certi versi prestigioso e comodo.

Mentre svolgevo il servizio nell’Ufficio delle Comunicazioni, ero inquieto. Mancava il contatto con la gente, l’esercizio del ministero sacerdotale era quasi messo da parte. Inevitabile se sei chiamato a stare davanti a un computer tutti i santi giorni. Consigliandomi con il confessore e in dialogo con i Superiori, terminò la collaborazione in curia.

Volevo tornare sulla strada. Bisognava però ricominciare da zero, reinventandomi. Un rischio non preventivato ma gestito abbandonandomi al Signore. Non sapevo cosa sarebbe stato di me, quali le conseguenze di una scelta così “controcorrente”. È scritto nel romanzo “Raccontami di un giorno perfetto” di Jennifer Niven (p. 49): “Dobbiamo essere disposti ad andare dove ci porta la strada. Questo significa prepararsi ad approdare in luoghi spettacolari, minuscoli, stravaganti, poetici, belli, brutti e sorprendenti. Come la vita.”

Ero “scarico”, senza energie e disilluso. Il vangelo di oggi mi ha sussurrato le stesse parole udite allora: «Perché sei turbato, e perché sorgono dubbi nel tuo cuore?» (cf. libro di San Luca 24, 35-48)

Papa Francesco ci invita ad “uscire” dai conventi per andare in “periferia” e sostare stabilmente vicino le frontiere culturali del mondo. Ho seguito il consiglio e il mio istinto, confrontandomi con uomini di Dio saggi e disinteressati. Contento di averlo fatto.

Il commento musicale per il post di oggi è Movin’ di Gregory Porter, dall’album “Liquid Spirit”. La canzone esplicita quello che provai mentre chiudevo per sempre la porta dell’ufficio a Roma, il 29 giugno 2013.

Alcuni versi della canzone:

Mi sento come un aquilone ma senza un filo. Mi sento proprio come un uccello ma senza una casa. Che cosa significa quando dici che vuoi essere libero? Libero di cantare, libero di danzare in un mondo che è libero di me. Muoversi nella direzione sbagliata così lontano da me. Vorrei che la mia mamma fosse qui. Lei avrebbe saputo cosa fare, cosa dire, come pregare per migliorare le cose.

Sacrifichiamo qualcosa o qualcuno per essere ciò che siamo veramente. Non sempre possiamo agire come vogliamo, ma arriva un momento in cui bisogna scegliere una strada e trovare la felicità, pronti ad affrontare le inevitabili conseguenze. Si può ricominciare anche stando fermi, affrontando la vita di ogni giorno con uno spirito nuovo, senza condizionamenti esterni, consapevoli dei limiti e delle potenzialità che ci distinguono. I mutamenti sono dietro l’angolo, noi stessi cambiamo senza accorgercene.

Scrive Daniel Pennac in un meraviglioso racconto per ragazzi Abbaiare Stanca: “Il problema, con la vita, è che anche quando non cambia mai, cambia continuamente”.

Definiamo il cambiamento in un susseguirsi di arrivi e di partenze, di successi e di fallimenti, di sogni infranti e di speranze ostinate, di sorrisi e di lacrime, di valige da preparare e da disfare. Fino alla prossima scelta che segnerà il nostro destino, fino alla prossima mèta da raggiungere, fino al prossimo “Sì”.

C’est la vie.  

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