“Prete in automobile”: ep. 7

Porto l’auto presso il lavaggio di fiducia. Dopo tanto girovagare per mezza Italia, dopo un check-in dal gommista, arriva il momento del “bagnetto felice” per la macchina. Arrivo e aspetto sotto l’ombrellone del bar interno. Comincia ad arrivare gente e mi scambiano per il barista. Chiarisco subito il fraintendimento. Mi tuffo sull’iPhone e comincio a smanettare, a linkare, a scambiare mail eccetera eccetera. I clienti del lavaggio continuano a chiedermi se è possibile lavare l’auto “dentro e fuori”, dove parcheggiarla e via così per tutta la mattinata. Mi guardo intorno e mi accorgo che il personale dell’autolavaggio è ridotto di numero. Allora… reggo la parte, mi fingo il capo del lavaggio e comincio a dare indicazioni ai clienti. Fila tutto liscio.

Finito il lavaggio dell’auto e pagato il conto, esco tutto contento. A un solo chilometro c’è un cementificio, tira un forte vento: per evitare di sporcare la macchina appena tirata a lucido, prendo una strada alternativa. Dopo pochi metri rallento, davanti un camion che trasporta del terriccio e senza copertura sul rimorchio. Il venticello sparge polvere ovunque, anche sul mio

parabrezza. Sembra di stare su una jeep in un safari in Kenya.

Per un attimo è stato bello essere qualcun’altro, un operaio. E avere un’auto pulita, per almeno 5 minuti. Poi le scorciatoie, inutile cercarle. Gli ostacoli, i cementifici, bisogna affrontarli e subito, altrimenti si rischia di rimanere seppelliti da un autocarro di guai.

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