Storia di un cane e della sua famiglia

Paco, il nostro cane in casa

Ieri sera, insiema alla famigliola, sono andato al cinema per la visione del film “Hachiko” con Richard Gere, trasposizione d’una storia accaduta realmente in Giappone negli anni ’20. Una grande amicizia tra un cane di razza Akita e il suo padrone.  Il cane Hachikō, dopo la morte del suo padrone, Hidesaburō Ueno, si recò ogni giorno, per quasi dieci anni, ad attenderlo alla stazione di Shibuya, lì dove l’uomo prendeva il treno per recarsi al lavoro.

Il film commuove, pur presentando una storia modesta. Gli attori sono coprotagonisti di un racconto dove il ruolo principale, ovvio, è interpretato da un bellissimo cane Akita. Curiosi di guardare il film perché in casa abbiamo un cane della stessa razza e dello stesso ceppo.  Si chiama Paco (vedi foto sopra). Otto anni fa mio fratello maggiore Antonio lo portò cucciolo, aveva appena due mesi.

A lui siamo molto legati, anche se il rapporto con il cane non è uguale per tutti i familiari, data la complessità del suo carattere. L’esperienza precedente vissuta con quattro pastori tedeschi è assai diversa da quella attuale. Avere a che fare con un Akita può riservare delle sorprese.

Dunque, abbiamo voluto capire quanto c’era di vero nel rappresentare le caratteristiche di un Akita, quel cane e quella razza apprezzata e temuta nel corso degli anni. Ho stilato così un elenco delle similitudini tra Paco e  Hachi (in giapponese vuol dire cane fedele), protagonista indiscusso del film.

1. Il rapporto esclusivo tra l’Akita  e il padrone
Nel film bene è rapprentata l’inscindibile legame tra il cane e il suo padrone, l’unico vero riferimento per la bestiola. Tutti gli altri familiari non hanno nessun potere o ascendente su di lui. Così è nella realtà. Il nostro Paco è molto legato a mio fratello, il suo unico e vero padrone.

2. Il carattere forte
Il cane ha un carattere molto complesso, non si fa domare da nessuno, tranne dal suo padrone che di lui ha cura. Con gli altri membri della casa è buono, silenzioso, e se ne ha voglia, anche giocherellone, momenti che durano comunque molto poco. Il film , visto da questa prospettiva, sembra un documentario e non una fiction. Veritiero. C’è un passaggio molto importante in una scena che fa comprendere la tempra del cane. Il padrone Richard Geere tenta di lanciare la palla al cucciolo, senza che questi gliela riporti, come fanno invece tanti cani. Un amico del professore di musica (il ruolo di Richard), un giapponese, gli spiegherà che l’Akita non ha bisogno di compiacere al suo padrone. Gli basta essere riconoscente, rimanendogli fedele. Sarà lui a decidere quando sarà il caso di riportare indietro la palla lanciata. La stessa scena si è ripetuta in casa.

3. Buono e silenzioso
L’akita è dolcissimo, gli piace farsi accarezzare, ma è sempre lui a concederci il lusso di farlo. Con i bambini diventa addirittura arrendevole. Ricordo che i nipotini gli tiravano la coda, incoscienti del pericolo. Eppure da lui mai un maltorto ai piccoli. Tranne in un caso, una festa di compleanno, quando un bambino ospite osò toglierli il mangiare dalla bocca.  Uno dei pochi casi in cui lo avevo al guinzaglio. Il cane simulò un’agressione al piccolo, afferrandogli il braccio. E’ bastato strattonarlo, ma non troppo per evitare danni al bambino.

Beh… da non credere: Paco non ha chiuso la bocca, non lo ha morso. Lo ha invece immobilizato finchè la peste non ha mollato il pezzo di salame a lui rubato. Il bambino addosso non aveva neanche un graffio. Non bisogna dimenticare che l’Akita è la razza canina più feroce, addestrato per i combattimenti e la caccia (basta osservargli la dentatura e testare la sua forza di traino). Rimane un’animale imprevedibile (lo siamo anche noi “animali razionali”).

4. Il controllo del territorio
Un altro aspetto che può sfuggire (perché appannati nella vista dalle tante lacrime che si versano guardando il film) è la capacità dell’akito di controllare il territorio dove abita. Controlla gelosamente non solo la casa, ma l’intera zona dove abitualmente il suo padrone si muove. E’ come se monitorasse ogni suo spostamento, decidendo di volta in volta chi fare entrare nel suo spazio e chi invece respingere. E’ un cane che non abbaia mai, se non in casi straordinari, specie quando incombe un pericolo. Lo sanno quei ladri d’appartamento messi in fuga da Paco e tutti gli estranei che credono – con calci e urla – di tenerlo buono (anche se mai si è mostrato aggressivo con gli estranei, vigile sì).

Il film mette in risalto questa pecularità. La scena quotidiana di accompagnare e attendere il ritorno del padrone in stazione, il passaggio “obbligato” presso la salumeria per avere un bocconcino… tutto vero. Come in famiglia: ogni mattina quando i bambini vanno alla fermata del bus della scuola, Paco li accompagna e lì rimane finché il bus non riparte. Poi fa il giro delle macellerie della zona per rifornirsi, senza infastidire gli abitanti del quartiere che, anzi, lo rispettano moltissimo. Da questo punto di vista, l’akita è il miglior cane per la difesa di un territorio e delle persone.

5. La libertà
E’ il suo tratto più complicato. Seguendo le indicazioni del veterinario, mio fratello ha abituato Paco a muoversi liberamente nella nostra proprietà e a socializzare con quanta più gente possibile. Un cane diventa pericoloso per il modo in cui il padrone lo tratta. Lui vaga con un collare identificativo al collo e non è stato mai legato ad una catena. La stessa cosa è visualizzata nel film: Hachi vive nel giardino abbastanza grande del suo padrone. Un cane del genere non si adatta facilmente alla vita di città, specie se non si possiede uno spazio aperto per farlo crescere. Chiuso in casa, rischierebbe di diventare aggressivo e non poco.

All’uscita dal cinema, mio fratello Antonio ha sentenziato:”I lati negativi del cane non li hanno messi in mostra!”. Un esempio: non siamo mai stati in grado di capire dove si nasconde o quali sono i luoghi che frequenta quando si allontana, anche per giorni, da casa. Posto che non scorda mai e verso cui farà sempre ritorno, come nella storia vera di Hachi.

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Diario

2 Comments

  1. 1

    non ho parole per descrivere il film che Richard Gere ha girato…penso che questo tipo di cane venga comunque ammirato per le sue caratteristiche così particolari come dice in una scena del film l’amico giapponese…è un cane di razza giapponese i noi difficilmente concediamo attenzioni a meno che siamo noi a scegliere chi!

  2. 2

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