Una grazia che consola

La musica è spettrale. C’è un uomo, David Bowie – Lazarus fasciato dalla morte, un altro uomo – ancora Bowie – che scrive, si contorce, lotta e alla fine si rinchiude, risucchiato da una forza invincibile, in un armadio. Come in una bara. Si deve alla cultura di massa – alla musica pop e a un video musicale – una delle più potenti rappresentazioni dell’irrappresentabile per eccellenza: l’agonia, la lotta per la vita, il desiderio di liberazione. «In Lazarus David Bowie – racconta padre Massimo Granieri, passionista, ideatore e curatore di “Arena dei rumori”, il più approfondito sito italiano su musica e spiritualità – si rivela come un uomo morente. Nel mondo della musica nessuno muore mai, caso mai si entra nel mito. Eppure Bowie ha distrutto la sua leggenda, levando la maschera ai tanti suoi personaggi, perché in pericolo e prossimo alla fine». Ma non erano solo canzonette? Non lo sono, come racconta Granieri che ci guida in un appassionato percorso musicale. Non è un caso che la musica popolare non ha mai smesso di confrontarsi con la morte. «Una morte che Lou Reed non accetta in Magician. Ci sono versi che impressionano: “Liberami da questo corpo/ da questo peso che si muove accanto a me/ Lasciami abbandonare questo corpo, lontano/ Sono così stanco di guardarmi / Detesto questo corpo di dolore”. Il dolore insopportabile che sfigura il corpo fa desiderare una rinascita, non una redenzione. La sofferenza non ha un valore salvifico e Lou Reed lo dice a chiare lettere nello stesso album Magic and Loss in What’s Good: “A cosa è servito un cancro in aprile?”».

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Rumori blasfemi

Brani avversi alla religione cristiana – e che inevitabilmente piacciono più di quelli “spirituali” – riempiono la discografia mondiale della musica pop e rock. Alcune canzoni suonano il mancato incontro con l’Aldilà oppure offrono una visione distorta di Dio. Ho pensato ad una playlist di canzoni irreligiose o irriverenti. Forse blasfeme, di sicuro prive di manifeste simpatie per Gesù ma cariche di tensione verso l’Alto. C’è chi lo raggiunge, mentre altri rinunciano a cercarlo. La musica vive di paradossi.

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Connessi e “nascosti al mondo”

Domenica 1 marzo, su invito, ho parlato via Skype della mia attività di blogger con i Gesuiti in formazione a Roma. Immaginavo d’incontrare il “gancho” P. Leonardo Vezzani e un paio di confratelli sacerdoti. Sullo schermo del pc ne sono apparsi una ventina, tra formatori e studenti. Non erano degli ologrammi. Quasi volevo nascondermi alla videocamera, non ero preparato a un confronto simile. Quei giovani lavorano in sinergia per realizzare un weblog coraggioso. Il blog nascerà durante il periodo di formazione filosofica per veicolare in rete quanto viene pensato e discusso negli ambienti accademici.

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