Classifica del 2016

Riassumo il 2016 mescolando la musica ascoltata ai libri letti, dunque non solo brani vicini alla spiritualità ma un listone di storie letterarie e musicali che si assomigliano. Non rivelerò le trame dei libri qui citati. Le riflessioni invece sì, specie quelle ruminate dopo una lettura e sintetizzate in una canzone. Forse capirai poco le associazioni perché personali, intime. Lo stesso ti auguro buona lettura e un felice 2017.

L’uomo del futuro – Eraldo Affinati / “The Idea Of You” – Nine Inch Nails 

Leggere “L’uomo del futuro” di Eraldo Affinati è stato come guardarsi allo specchio. È citato un episodio che ha coinvolto i passionisti, la famiglia religiosa cui appartengo. La risposta di un confratello a una proposta di Affinati mi ha scosso. L’immobilismo pastorale che traspare in quell’orribile frase fu il motivo per cui decisi, contro il parere di tutti, di lasciare una poltrona comoda nella curia generalizia romana e di ripartire da zero. (Se c’è un purgatorio in terra deve avere le sembianze del mio ex ufficio a Roma). Tornai nel sud Italia dopo vent’anni di vita religiosa e dieci anni di ministero sacerdotale, con la spinta propulsiva degli insegnamenti di Papa Francesco e dopo un lungo discernimento con un confessore. Sono ancora un passionista e ora parroco in una porzione piccola della Calabria. Non scriverò nulla in più, se ho suscitato la tua curiosità meglio leggere il libro. L’agire profetico di don Lorenzo Milani mi rese consapevole della “perdita” cui tutti i consacratati sono chiamati, fu lui ad aprirmi gli occhi sul destino che mi attendeva se non avessi lasciato Roma per una periferia qualunque.

Don Lorenzo purificó la mia vocazione religiosa e sacerdotale, ebbi una seconda chiamata leggendo il testo di Neera Fallaci “Dalla parte dell’ultimo”. Con Affinati ho consolidato le mie convinzioni. A tal proposito, nel libro è citata una sua frase: “Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come premio…” Leggendo “L’uomo del futuro” mi sono chiesto: cosa cerco in don Lorenzo, cosa vuole Dio da me e perché si serve di lui per parlarmi? Sono consapevole di essere un servo ma il resto appare confuso. Ho ritrovato quei valori che furono un punto di ripartenza in un momento delicato, capito che la pazzia di don Lorenzo è ancora praticabile sul piano sociale e pastorale. Associo al libro il brano “The Idea Of You” perché ha un testo che non lascia scampo, come don Lorenzo e il racconto di Affinati.

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Leonard Cohen e quel crocefisso vilipeso

“Come un uccello sul filo, come un ubriaco in un coro di mezzanotte, ho provato a modo mio ad essere libero”. È un passaggio di Bird On The Wire di Leonard Cohen, un ebreo non osservante, uno spirito libero e inquieto che semina chiunque tenti di spiegare la sua poesia. Cohen nasce in Canada il 1934, adolescente suona il folk e il country, studia letteratura scrivendo raccolte di poesie. La prima “Let Us Compare Mythologies” pubblicata nel 1956 dopo gli studi universitari alla McGill University di Montreal. Si trasferisce a New York, frequenta il Greenwich Village, la mecca del folk americano, e in quella fucina di talenti (Dylan e Paul Simon) inizia a musicare i suoi poemi.

Sull’isola greca di Hydra scrive “The Spice-Box Of Earth” e il suo primo romanzo “The Favourite Game”, tradotto e pubblicato in Italia nel 1975 con il titolo “Il gioco preferito”. Storia autobiografica di Lawrence Breavman – figlio di un’antica famiglia ebrea di Montreal – in cui s’interroga sulla morte, l’amore e la guerra, quesiti esistenziali diluiti poi nelle sue canzoni. Segue il racconto “Beatiful losers” nel 1966, dopo aver pubblicato “Flower For Hitler” e altre poesie in “Parasites of Heaven” che include “Suzanne”, testo riproposto nella forma-canzone da Judy Collins (inciderà anche “Dress Rehearsal Rage”). Il brano più coverizzato del repertorio di Cohen, insieme ad Halleluja.

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John Lennon e il cristianesimo

John Lennon si professava cristiano, conosceva il figlio di Dio, leggeva la Bibbia, c’era un crocifisso in casa sua a Londra. Durante la permanenza nel 1968 in India, lì con i Beatles per apprendere dal maestro Maharishi le tecniche della meditazione trascendentale, John scrive una lettera di risposta a una fan (una certa Beth) in cui si definisce un uomo di fede, citando la Bibbia: “Cara Beth, grazie della lettera e delle tue premure. Se leggi che siamo in India in cerca della pace ecc., non significa che non abbiamo fede in Dio e in Gesù ci crediamo eccome. La meditazione trascendentale non si contrappone ad altre religioni. Si basa sulle verità fondamentali di tutte le religioni, è il denominatore comune. Gesù diceva «Il Regno dei Cieli è dentro di te» (vangelo di Matteo, ndr) – ed è esattamente questo che intendeva – «il Regno dei Cieli è vicino» – non in un remoto tempo futuro, o dopo la morte, ma adesso. Durante il digiuno ecc. nel deserto per quaranta giorni e quaranta notti, Gesù doveva fare qualche forma di meditazione, non stava solo seduto sulla sabbia a pregare, anche se meditare è una forma di preghiera. Spero che quel ti ho detto abbia un senso per te, sono certo che ce l’ha per un vero cristiano, cosa che cerco di essere in tutta sincerità” (a cura di Hunter Davies, Le lettere di John Lennon, Mondadori, pp. 121-122).

Rimase comunque distante dalla Chiesa. Odiava gli anglicani e ogni autorità costituita perché anarchico e mistico come i pensatori russi, alla Lev Tolstoj. Criticava le istituzioni che esercitavano ogni forma di potere morale e politico sul popolo. Lui, un borghese, scrisse dei versi inequivocabili in Working Class Hero: “Appena nati vi fanno sentire piccoli non dandovi tempo, invece di darvelo tutto… Vi feriscono in casa e vi feriscono a scuola, vi odiano se siete intelligenti ma disprezzano uno stupido finché non diventate così fottutamente pazzi da non riuscire a seguire le loro regole… Vi mantengono drogati di religione, sesso e TV e voi pensate d’essere così intelligenti, fuori da qualunque classe e liberi ma siete ancora fottuti zotici, a quanto vedo.”

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Andate avanti, fate rumore. L’illusione di un giovane è fare rumore sempre.

“Volevo dirvi questo, e dirvi: coraggio, andate avanti, fate rumore. Dove sono i giovani deve esserci rumore. Poi, si regolano le cose, ma l’illusione di un giovane è fare rumore sempre. Andate avanti! Nella vita ci saranno sempre persone che vi faranno proposte per frenare, per bloccare la vostra strada. Per favore, andate controcorrente. Siate coraggiosi, coraggiose: andare controcorrente. Mi dicono: “No, ma, questo, mah… prendi un po’ d’alcol,un po’ di droga”. No! Andate controcorrente a questa civilizzazione che ci sta facendo tanto male. Capito, questo? Andare controcorrente; e questo significa fare rumore, andare avanti, ma con i valori della bellezza, della bontà e della verità. Questo volevo dirvi. Voglio augurare a voi tutto il bene, un bel lavoro, gioia nel cuore: giovani gioiosi! E per questo vorrei darvi la Benedizione. Ma prima, tutti insieme, pregheremo la Madonna che è la Madre della bellezza, la Madre della bontà e la Madre della verità, che ci dia questa grazia del coraggio, perché la Madonna era coraggiosa, aveva coraggio, questa donna! Era brava, brava, brava! Chiediamo a lei, che è in Cielo, che è la nostra Madre, che ci dia la grazia del coraggio per andare avanti e controcorrente.”

Papa Francesco, 28 agosto 2013