CHI GENERA L’OMBRA?

Sabato scorso a Milano le vetrine del centro sono andate in frantumi e i negozi sono stati saccheggiati, nel fine settimana delle manifestazioni contro il caro vita. Poi è arrivata la seconda ondata, quella dei commenti. Marracash ha scritto che «con le buone» non si cambiano le cose, per poi precisare di condannare ogni violenza. Fedez, senza fare nomi, ha invitato i ragazzi a non fidarsi degli artisti ricchi che li sostengono, e su questo ha ragione: i giovani vengono usati come bandiera da chi cerca pubblico. Ma c’è qualcosa che nessuno ha fatto. Hanno parlato dei ragazzi o per i ragazzi. Nessuno ha parlato ai ragazzi.

Per capire, conviene ascoltare due canzoni dei Clash. White Riot, il loro primo singolo, uscì nel marzo 1977. Joe Strummer e Mick Jones la scrissero dopo aver visto da vicino i disordini del Carnevale di Notting Hill del 1976. Era un invito ai giovani bianchi della classe operaia a trovare una causa propria, come l’avevano trovata i coetanei neri. Dentro c’era l’idea che la rabbia, per non essere solo rumore, debba avere un oggetto e un obiettivo. London’s Burning, nel primo album, racconta l’altra faccia. Nessuno protesta e la città brucia di noia, tra ragazzi che girano di notte sotto le luci della Westway o restano davanti alla televisione.

Giacomo Leopardi aveva capito che la noia non è un vuoto qualsiasi. Nei “Pensieri” (LXVIII, pubblicati postumi nel 1845) la chiama «il più sublime dei sentimenti umani», perché nasce da un desiderio più grande di ciò che potrebbe contenerlo. Non so se la noia dei miei studenti, fatta di schermi e scorciatoie, sia la stessa. Ma il nucleo vale ancora: sotto la noia c’è una fame. Se nessuno la nutre, brucia come la Londra dei Clash.

Nelle classi vedo più la seconda canzone che la prima. Ai ragazzi la protesta interessa, ma non al tal punto da farne un’ideale per cui lottare. Piuttosto interessa il pretesto. Una manifestazione vale come un giorno in meno di scuola. Dietro c’è uno scollamento dalla realtà. I social li hanno chiusi in una bolla. In casa trovano genitori immaturi oppure adulti che si spaccano la schiena e non hanno più forze né vocazione per i figli. E poi c’è il Covid. Già nel 2021 i pedagogisti avvertivano dei rischi di una Dad (Didattica a distanza) prolungata, dall’isolamento alla regressione psicologica, e gli studi sui test Invalsi hanno confermato almeno le perdite negli apprendimenti, più forti alle superiori. Su concentrazione e comportamento non ho numeri, solo ciò che vedo ogni mattina. Intanto a scuola li proteggiamo in mille modi, dalle verifiche, dalle bocciature, dal fallimento, togliendo loro la possibilità di sbagliare e di crescere.

Nelle ultime settimane i liceali francesi hanno bloccato centinaia di scuole, con scontri in diverse città. Chiedevano insegnanti, edifici decenti, più risorse. Uno studente di seconda liceo mi ha fatto notare che, quando la protesta arriva dalla Francia, le si riconosce un senso e una vitalità. Quando accade a Milano, gli stessi osservatori gridano allo scandalo. L’osservazione non è da poco perché la violenza è la stessa, cambia lo sguardo di chi giudica. Una differenza c’è, però, ed è ciò che i ragazzi dicevano di volere. I francesi avevano una vera causa scritta sugli striscioni. Nelle mie classi ho l’impressione che prevalga il pretesto. Questo non assolve nessuno, ma indica dove cercare.

C’è poi il parlare a sproposito o il silenzio di molti rapper. Parlano dei ragazzi, a volte per i ragazzi, ma non si sporcano le mani con loro. Forse non è nemmeno il loro compito, perché un artista canta e non educa. Allora sarebbe onesto non presentarsi come i loro maestri.

Victor Hugo, nel romanzo “I Miserabili”, fa dire al vescovo Myriel parole che sembrano scritte per noi: «Era indulgente verso le donne e verso quei disgraziati su cui grava il peso della società; diceva: “Le colpe delle donne, dei fanciulli, dei poveri e degli ignoranti sono le colpe dei mariti, dei padri, dei padroni, dei forti, dei ricchi e dei sapienti”. E ancora: “A quelli che non sanno, insegnate quanto più potete; la società è colpevole di non dare l’istruzione gratuita; essa è responsabile delle tenebre che produce. Quest’anima è piena d’ombra, perché vi si commette il peccato: colpevole non è chi vi genera il peccato, bensì chi vi genera l’ombra”».

Il vescovo non assolve il peccato. Sposta lo sguardo su chi ha creato l’ombra, cioè su di noi. Su genitori, scuola, mass media, su chi oggi commenta senza ascoltare.

Per questo non basta commentare i fatti di Milano. Bisogna sedersi accanto a un ragazzo e chiedergli che cosa sta cercando davvero, anche quando la risposta è «niente». I Clash volevano una rivolta, Leopardi diceva la verità sulla noia. Tocca a noi, che siamo gli adulti, dare ai ragazzi qualcosa per cui valga la pena vivere, e prima ancora qualcuno che li ascolti.


Giacomo Lepardi, La noia, Pensieri – LXVIII (68)

La noia è in qualche modo il piú sublime dei sentimenti umani. Non che io creda che dall’esame di tale sentimento nascano quelle conseguenze che molti filosofi hanno stimato di raccôrne, ma nondimeno il non poter essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir cosí, dalla terra intera; considerare l’ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole maravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacitá dell’animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l’universo infinito, e sentire che l’animo e il desiderio nostro sarebbe ancora piú grande che sí fatto universo; e sempre accusare le cose d’insufficienza e di nullitá, e patire mancamento e vòto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltá, che si vegga della natura umana. Perciò la noia è poco nota agli uomini di nessun momento, e pochissimo o nulla agli altri animali.

error: Il contenuto è protetto da copyright. Tutti i diritti riservati.