NICK CAVE e francesco d’assisi

Il numero 379 di The Red Hand Files di Nick Cave si apre con un dipinto, senza una riga di spiegazione. È il “San Francesco d’Assisi e frate Leone” in meditazione di El Greco. Francesco tiene un teschio tra le mani e prega, e frate Leone è lì accanto, nello stesso silenzio. Non c’è paura nel volto del santo, e il compagno non ha bisogno di dire niente.

Poi arriva la lettera di una fan, e la domanda di Lara, dall’Australia, è semplice. Hai mai provato a meditare? Cave risponde con un racconto. Tre settimane prima, un amico cantante, famosissimo e rimasto senza nome, si era presentato a casa sua con una scatola di dolcetti al cioccolato. Si era seduto al pianoforte, aveva improvvisato una sequenza di accordi chiedendogli di meditare insieme. Cave si dice all’antica e un po’ schivo davanti a una pratica condivisa, ma vuole bene a quell’amico e accetta.

Era la meditazione trascendentale, che conosceva da tredici anni, forse più. Con il suo mantra ripetuto in silenzio, al mattino e alla sera, la rabbia di fondo e il senso di minaccia si erano allontanati quasi subito. Poi erano venute altre strade, un’app di alcune meditazioni religiose. Utile come altre pratiche di preghiera, nessuna capace di dargli il senso dell’oltre che cercava. La pratica si era fatta discontinua, e lentamente erano tornati l’irritazione e il presagio di sciagura. Quella sera, sul divano, accanto all’amico, è tornato il calore di sempre. Da allora medita due volte al giorno, e chiude con un’esclamazione allegra rivolta proprio a lui, che ha bussato alla porta.

La lettera non parla di morte e non commenta il dipinto, ma a me sembra che le due cose dicano la stessa verità. Cave aveva smesso di meditare da solo e ha ritrovato la pratica quando qualcuno si è seduto accanto a lui. Francesco d’Assisi, nel quadro, ha frate Leone.

Si può pregare anche in solitudine, e a volte è necessario: «Quando preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,6). Ma Gesù lega una promessa precisa allo stare insieme: «Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18, 19-20). Due o tre, non una folla. Non servono parole, né spiegazioni né un maestro. Basta un amico che si siede accanto, che compie con te un pezzo di strada, che condivide lo stesso destino.

Il frate guarda il santo. Il santo guarda il teschio. E in quella stanza, a casa di una rockstar, tra la penombra e il silenzio, due si sono riuniti, e nessuno è rimasto solo.


L’opera “San Francesco d’Assisi e frate Leone meditano sulla morte” è un celebre dipinto a olio su tele realizzato dal pittore El Greco tra il 1600 e il 1614.

Caratteristiche principali dell’opera:

Soggetto: San Francesco d’Assisi è raffigurato in piedi o in una posa mistica mentre tiene o contempla un teschio, forte simbolo del memento mori (la riflessione sulla mortalità e sulla fugacità della vita terrena). Accanto a lui si trova il fedele frate Leone.

Stile: Il dipinto riflette la tipica cifra stilistica matura di El Greco, caratterizzata da figure allungate, corpi smaterializzati, pennellate vibranti e una luce soprannaturale e tagliente che sembra piovere dall’alto.

Dove si trova: Una delle versioni più note è conservata presso il Museo Nacional del Prado a Madrid (olio su tela, 160,5 x 103 cm), ma esistono altre varianti e repliche autografe o di bottega (come quelle custodite alla Pinacoteca di Brera a Milano o al Colegio del Cardenal a Monforte de Lemos).

error: Il contenuto è protetto da copyright. Tutti i diritti riservati.