GIORNO 40

Una ragazza che incrocio spesso tra un’ora e l’altra mi ha detto di corsa: «Prof, lei è la mia luce nel tunnel. Davvero, non scherzo». Di solito ha accanto due amiche di altre classi. È innamorata di un ragazzo che non la ricambia. Io le rimando tutte in aula, ma intanto la ascolto.

Chissà se è vero che sono una luce per lei. Potrebbe essere una lusinga per ammorbidirmi. Ma conosco i ragazzi, e quando parlano così, al volo e senza pubblico, non recitano. Per questo la frase mi preoccupa. Essere chiamati così fa piacere, e chi insegna rischia di credersi il salvatore di turno.

Stazio, nel ventiduesimo canto del Purgatorio, dice a Virgilio una cosa che vale per ogni maestro. Hai fatto come chi cammina di notte, «che porta il lume dietro e sé non giova, / ma dopo sé fa le persone dotte» (vv. 67-69). Virgilio, pagano, aveva condotto Stazio alla poesia e alla fede senza poterle abbracciare lui. Il lume sta alle spalle, illumina i passi di chi segue e non la strada di chi lo regge. Così è l’adulto in corridoio. Non sa se lei guarirà o se continuerà ad amare chi non la guarda. Non può sistemare il cuore di un altro ragazzo, né il suo. Può fare luce sui passi di lei, e basta.

Lo dice, a modo suo, anche “Hey Jude” dei Beatles, il singolo pubblicato nell’agosto del 1968. Paul McCartney la scrisse per Julian, il figlio piccolo di John Lennon, mentre i genitori si separavano. All’inizio si intitolava “Hey Jules”. Non era il padre del bambino e non era responsabile del suo dolore, ma salì in auto per andare a trovarlo. La canzone non promette di aggiustare nulla. Invita un ragazzo a non prendere la vita per il verso peggiore e a lasciare entrare qualcuno. Dura più di sette minuti, e nella coda, oltre quattro, il coro ripete lo stesso invito finché non si spegne. Forse è il modo più onesto di stare accanto a una ragazza a scuola, ripetere la stessa pazienza finché il dolore passa.

Continuerò a richiamarla verso la classe, perché il lume non serve a chi resta fermo al buio. Il tunnel è suo, la luce è in prestito, e un giorno dovrà portarsela da sola.

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