Giorno 10

In una classe i ragazzi con un piano didattico personalizzato sono più numerosi degli altri. Il calendario delle verifiche lo decidono, di fatto, loro. Non c’è malizia dichiarata, solo aritmetica. Se la maggioranza può scegliere la data, la data è quella della maggioranza. Gli altri si adattano, oppure protestano a mezza voce.

È un tema scomodo, e per questo vale la pena scriverne. Agli studenti che non hanno nessuna misura, il piano personalizzato suona come un privilegio. In molti casi non lo è, perché risponde a una difficoltà reale e documentata. In altri, bisogna dirlo senza ipocrisia, qualcuno ne approfitta. Pretendere di non vedere né l’una né l’altra cosa sarebbe disonesto.

Giustizia non vuol dire dare a tutti la stessa cosa. Vuol dire trattare allo stesso modo chi è nella stessa situazione e in modo diverso chi parte da condizioni diverse. Un ragazzo che fatica più degli altri ha diritto a uno strumento in più, e questo non toglie niente a nessuno. Ma ogni eccezione, per restare giusta, ha bisogno di misura. Quando l’eccezione diventa la regola comincia a somigliare al suo contrario.

Il Vangelo mette il dito nella stessa piaga. Nella parabola degli operai della vigna, chi ha lavorato tutto il giorno protesta perché l’ultimo riceve quanto lui. La risposta del padrone non cancella la protesta ma la costringe a guardarsi. A volte il senso di ingiustizia dei compagni è legittimo, a volte è invidia, e per distinguere servono occhi lunghi e un po’ di pazienza.

Sono un figlio spirituale di don Milani, e la sua lezione qui è doppia. A Barbiana scrisse sul muro «I care», mi importa, e non riguardava solo chi arrancava, era la risposta al motto fascista “Me ne frego”. Aveva però anche una frase durissima contro la scuola che cura i sani e respinge i malati. Aveva ragione, e aveva a cuore i ragazzi che le scuole lasciavano indietro. Il rischio di oggi è diverso, ma ha la stessa radice. Una scuola che trasforma ogni fragilità in documento e ogni documento in procedura rischia di diventare un ospedale, dove il percorso del paziente viene prima della persona, prima dello studente. E la sua frase potrebbe essere letta al contrario. Se tutti sono malati, i sani si sentono respinti.

George Orwell lo aveva scritto nel celebre romanzo “La fattoria degli animali”: Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri. Quando in una comunità qualcuno comincia a essere più uguale degli altri, si è già perso qualcosa di importante. I ragazzi lo sanno, e non lo dicono con le parole colte di Orwell. La domanda che sento più spesso, anche quando nessuno la pronuncia, è «Perché lui sì e io no?».

Credo che la questione debba restare aperta. Ma dev’essere una domanda che gli adulti si fanno apertamente, davanti ai ragazzi, e non un tabù di cui si parla solo nei corridoi o durante uno scrutinio.


CITAZIONI

Se le persone non sono uguali, non avranno cose uguali. Da qui nascono le contese, quando persone uguali ricevono cose disuguali, o persone disuguali cose uguali. (sintesi del passo di Aristotele, Etica Nicomachea, libro V, 3)

«Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?» (Mt 20,15, CEI 2008)

«All animals are equal, but some animals are more equal than others.» (George Orwell, Animal Farm, Secker & Warburg, London 1945, cap. X)

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