Qualche giorno fa mi ha scritto uno studente. Ormai è all’università, e da un po’ non lo vedevo. Mi dice che l’ho aiutato nel suo cammino di fede, e che adesso, con dei dubbi che lo tormentano, vuole rivedermi.
Ho fatto di tutto per incontrarlo. Quello che ci diremo non lo racconterò qui. Posso dire soltanto come mi sento, perché un uomo, se è sincero, sa dire come si sente anche quando non può dire di cosa si parla. Mi sento padre, e mi sento responsabile. Non perché io abbia qualcosa da dare, ma perché nel momento del dubbio ha pensato a me.
Davanti a un dubbio le strade più facili sono due. Si può difendere, e allora la fede diventa una trincea. Oppure si può attaccare, e allora il dubbio diventa un errore da correggere. Ne esiste una terza, più rara e più faticosa, ed è la curiosità. Chiedersi chi è diventato questo ragazzo, cosa lo tormenta davvero, da dove nasce quella domanda. Non per prepararmi una risposta, ma per capire.
Marilynne Robinson, nel romanzo Gilead, fa scrivere al vecchio pastore Ames una frase che mi accompagna da quando l’ho letta: This is an interesting planet. It deserves all the attention you can give it. Questo è un pianeta interessante, merita tutta l’attenzione che puoi dargli. Io la leggo così, che anche un dubbio è interessante, e che merita attenzione. Così andrò all’incontro con le mani libere. Porterò una presenza, e il tempo. Il resto non è mio, e forse è proprio questo che un padre deve imparare.