shiva e La grande truffa della trap

La musica italiana è ostaggio d’una scansione ossessiva della parola che molti faticano a comprendere. Il genere trap si è imposto come la lingua delle nuove generazioni, un vernacolo nato nei sobborghi ed esaltato da un cinismo che cerca solo visibilità. È un linguaggio musicale che si nutre di deviazioni, che esalta il consumo di droghe e i facili guadagni trasformando la violenza in un marchio commerciale. Tuttavia, per quanto si possa esercitare una critica feroce verso la pochezza dei contenuti e la quasi assenza di musica, non si può ignorare che questo fenomeno poggia su vecchie fondamenta.

Fu Ian Dury in una canzone del 1977, Sex & Drugs & Rock’n’roll, a sintetizzare lo spirito della ribellione giovanile nel celebre trittico che legava il sesso e la droga al rock and roll. Quella formula che allora appariva scandalosa e liberatoria è diventata oggi la spina dorsale di un genere che non è rock ma che della musica ne conserva gli effetti collaterali. Se il rock cercava una rivoluzione sociale la trap sembra accontentarsi di una sopravvivenza individuale dove il successo economico è l’unico parametro di verità. In questo contesto si inserisce l’ultimo lavoro di Shiva, pseudonimo di Andrea Arrigoni, intitolato con un termine impegnativo ossia “Vangelo”.

La biografia di Arrigoni è emblematica di questa deriva. Nato a Legnano nel 1999 da famiglia benestante e cresciuto nell’hinterland milanese, Shiva ha conosciuto una scalata rapidissima verso le vette delle classifiche diventando uno dei volti più rappresentativi della scena lombarda. Il 2023 ha segnato un punto di non ritorno con il coinvolgimento in una sparatoria a Settimo Milanese. Le accuse di tentato omicidio e il conseguente arresto hanno trasformato il personaggio pubblico in un caso giudiziario. L’esperienza del carcere tra le mura di San Vittore ha agito come un catalizzatore portando l’artista a una riflessione che oggi confluisce nel suo nuovo progetto discografico.

L’analisi del disco parte dalla sua veste grafica, elemento non secondario in un genere che vive di messaggi visivi. La copertina di “Vangelo” rompe con l’iconografia classica del trapper, solitamente circondato da simboli di ricchezza materiale. Vi è un richiamo esplicito a un’arte sacra che potremmo definire di strada, dove l’artista diventa un martire laico posto tra tre croci create da palazzi che illuminano l’oscurità della periferia. È un Golgota urbano, un’immagine che gioca sul confine sottile tra sacro e profano suggerendo che per Arrigoni il vangelo non sia una buona notizia ma il resoconto della sua personale via crucis.

Qui Andrea non parla più soltanto alla sua cerchia o al suo pubblico, ma si rivolge a un “qualcuno” che percepisce come dolorosamente lontano. L’album è un lamento sull’assenza di Dio vissuta come un vuoto che divora. Arrigoni esprime il bisogno di raggiungere quella luce che sembra sfuggirgli. Sente il peso di un silenzio divino che si scontra con il frastuono dei suoi errori. In questo grido emerge il desiderio di sentirsi cercato e raggiunto da una mano che possa tirarlo fuori dal suo inferno.

Al centro di questo disco si colloca il brano Risorgere che funge da vero perno dell’intero disco. Arrigoni parla di risurrezione per descrivere l’uscita dalla cella, l’essere sopravvissuto a un tradimento evocando la figura di Giuda riferendosi a vecchi amici, parla di peccato non come categoria morale ma come errore strategico in un mondo che non perdona la debolezza. È una spiritualità in cui la grazia si nasconde nella fortuna e la salvezza coincide con il riscatto sociale. Eppure, tra i versi emerge un’insospettabile ricerca di verità. L’artista confessa di non voler morire ma di voler solo interrompere un dolore che non sa controllare. Descrive flaconi di pastiglie usati per cancellare il presente e ammette che soffriva di meno quando conduceva una vita normale.

Il successo appare come una vittoria mutilata perché ora che possiede quasi tutto, non si sente felice. I sentimenti più intimi vengono esposti senza sconti. Vuole uccidere il mostro interiore, la solitudine è totale. La paura di perdere i figli si scontra con il mito nichilista del morire giovane per diventare leggenda. In questo scenario la risurrezione invocata non è un evento miracoloso ma la consapevolezza di sapere che non saranno gli errori a definire la sua identità.

Risorgere significa tornare Andrea smettendo (per un attimo) di essere Shiva. Questo è il suo vangelo per risorgere di nuovo e lo sigilla con un “amen”. Non è una preghiera liturgica ma il grido di chi ha deciso che la propria storia non è finita tra le sbarre o sotto il peso del denaro e del successo. La musica, anche quella più lontana dai canoni della bellezza classica, ha il potere di essere una testimonianza di vita vissuta. Vangelo è un disco imperfetto, forse figlio di una strategia comunicativa scaltra, ma resta pieno di quelle ferite che abbiamo evidenziato fin qui.

La sfida per la cultura cristiana è cercare tra le rime di un trapper milanese quel desiderio che niente e nessuno potrà mai soffocare del tutto. Se il trittico di Dury era una fuga nella trasgressione, il disco di Shiva sembra essere un tentativo di ritorno a una dimensione che la trap non ha mai conosciuto, preferendo l’oro e il machismo e le sostanze. Resta da vedere se questo viaggio saprà trasformarsi in una riflessione spirituale duratura o se rimarrà l’ennesima operazione di marketing costruita ad hoc su un’anima ferita. La risposta definitiva non spetta ai critici musicali ma alla sincerità di Andrea Arrigoni, se vorrà camminare nel mondo esibendo le proprie cicatrici e senza più nascondersi dietro una maschera di ipocrisia.


Nota a margine: Il titolo del post è ispirato da Malcolm McLaren, il manager dei Sex Pistols, il quale descrisse la storia della band inglese come una vera e propria operazione di raggiro, quello che lui stesso definì “The Great Rock ‘n’ Roll Swindle” (La grande truffa del rock’n’roll). Con una provocazione lanciata attraverso i media, creò dal nulla un gruppo di ragazzi senza alcuna esperienza musicale. Fu capace di manipolare le case discografiche e di guadagnare milioni di sterline sfruttando la rabbia del pubblico.

Il testo del brano “Risorgere” di Shiva

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